close x

Big data e turismo: questo matrimonio s’ha da fare?

Data-Mining-big-data Big data: sono le misteriose, affascinanti parole del momento. Tutti ne parlano, c’è gran fermento e aspettativa, ma quanti sanno veramente cosa sono o, ancora meglio, quanti sanno sfruttarne le potenzialità?

Partiamo dalla definizione: “Big data”, letteralmente tradotto, significa “grandi dati”. La realtà è proprio questa: una grande, immensa, quasi insondabile mole di dati che ogni giorno – ogni minuto e ogni secondo in verità – si genera dalle nostre quotidiane attività. Questa mole di dati – o dataset – è talmente grande da richiedere strumenti nuovi e diversificati da quelli tradizionalmente utilizzati finora, per essere sondata, analizzata, scomposta nelle sue unità e poi ricompattata: per essere domata, insomma.

Le principali caratteristiche dei Big data possono essere riassunte secondo la teoria delle 3V (cit. Wikipedia): Volume, Velocità, Varietà. Sono proprio queste caratteristiche a rendere i Big data così particolari, così importanti e così “attraenti” per il mercato. Nei Big data, infatti, pare che risieda il “segreto del successo”, o meglio la chiave per comprendere il funzionamento.

L’unico ostacolo risiede proprio nella grande, grandissima varietà e nel grande, immenso numero di Big data da analizzare, e nella difficoltà di ricavarne statistiche, indicazioni, impressioni in maniera agevole. Vanno infatti a far parte del Big data-set turistico, volendo dare un’occhiata al nostro settore, non solo dati strutturati (e quindi raccolti con un metodo e per uno scopo, come possono essere i database aziendali e le fonti di statistiche tradizionali) ma tutti i dati provenienti da fonti eterogenee e non strutturate come immagini, email, dati GPS e informazioni dai social (come le registrazioni nei luoghi, i post, i tag, etc. etc.) che si scaricano automaticamente ogni secondo dagli strumenti che la tecnologia ormai ci mette a disposizione.

Solo lo scorso anno, ogni giorno 2 miliardi e mezzo di persone si sono connesse alla rete producendo una mole di dati pari a 2,5 quintalioni di byte. Il trend è stato in crescita esponenziale nell’ultimo biennio, facendo registrare il 90% del totale dei dati da analizzare fino ad oggi.

Capiamo quindi che il potenziale per il turismo è particolarmente grande: nel riuscire a raccogliere, omogeneizzare, estrapolare e analizzare correttamente il set di dati, ovvero la “traccia” del comportamento, delle preferenze, delle scelte e persino del “sentimento” dei turisti che visitano il nostro paese, l’analisi dei non si baserebbe più soltanto sui commenti spontanei (o pilotati) dei turisti che vagano sulle piattaforme di recensioni (un pool inevitabilmente ristretto e che ormai non rispecchia più il “turista medio VERO”), ma aprirebbe l’orizzonte verso l’analisi di dati non condizionati sulle abitudini e gli stili di vita, sulle preferenze, sui flussi reali del turismo. Conoscenze dal valore inestimabile per chi saprà sfruttarle.

Conoscenze che si rende necessario ottenere, pianificando uno sforzo di investimento atti a colmare il gap generazionale, di tecnologia e mentale, che ancora subiamo in Italia, in particolar modo al Sud.

Secondo i dati dell’indagine annuale dell’Eurostat sull’uso delle tecnologie informatiche presso le famiglie e le imprese (fonte: Rainews, Eurostat), nel 2011 ancora il 43% delle imprese italiane del settore ricettivo ha venduto solo l’1% dei propri servizi sul web, contro il 47% di quelle francesi, il 72% di quelle spagnole e una media del 57% dell’area europea. Se aggiungiamo al quadro la completa assenza di sedi in Italia delle Ota che ormai predominano il mercato delle vendite turistiche, le piccole dimensioni delle imprese che “giocano” su suolo italiano, le elevate tassazioni e le regolamentazioni che penalizzano l’impresa più che aiutarla a svilupparsi, gli ultimi 5 anni di crisi che di certo non hanno agevolato il settore, e infine la situazione precaria delle infrastrutture e delle accessibilità che svalutano l’Italia agli occhi del turista internazionale ormai abituato a grandi flussi, grandi compagnie e grandi alberghi, tutto facile e a portata di mano con un solo click, risulta chiaro che, senza uno sforzo per restare al passo con il cambiamento, l’Italia resterà penosamente arretrata e manchevole.

Tanto più che ormai il turista internazionale davvero si muove “per abitudini”, e le abitudini sono dure a morire: è ormai abituato a prenotare online, e non più in agenzia; è abituato a consultare le recensioni online, ma si fida di più del consiglio degli amici, dei blogger, del “sentito dire” piuttosto che di quello che trova scritto su Tripadvisor et similia; è abituato a scattare milioni di foto e postarle con un solo movimento del dito sui propri social, alla velocità del fulmine, e non ad aggirarsi come un piccione ferito per spiagge e monti alla ricerca del segnale. È abituato bene, mentre l’Italia è messa male.

E tuttavia potrebbe risiedere proprio nella capacità di analizzare correttamente i Big Data del turismo, e dei messaggi che questi ci portano, la chiave di volta per il cambio di rotta necessario per portate il nostro paese fuori dal Medioevo, tecnologico e non, e finalmente fra i “big” del turismo internazionale.

Già lo siamo per risorse, perché non cominciare a sfruttarle correttamente?

 

 

 

Chi è 

Laureata in comunicazione e nuovi media e con un master in Tourism Management, entrambi conseguiti presso Università IULM di Milano, ha proseguito il proprio percorso lavorativo in ambito revenue, marketing e web marketing, collaborando con prestigiose catene alberghiere e piccoli hotel indipendenti. È oggi consulente di strategie di web marketing e online advertising, social media e community manager, e copywriter creativa per il web.

    Altre informazioni su di lei in :
  • googleplus
  • linkedin
  • pinterest
  • twitter
Condividi questo articolo.Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+1Share on LinkedIn3

recensioni on line revenue hotel social media hotel tecnologie0 comments

Leave a Reply