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Il copyright su web

il copyright- lowLa questione del copyright delle immagini online non è affrontata molto spesso, ma è una vera e propria “spina nel fianco” per gli addetti ai lavori, soprattutto per quelli che lavorano con testi e immagini, ne hanno fame e sete costante, ma hanno poco o zero budget a disposizione per fare quello che si dovrebbe fare, in un mondo ideale ed educato: acquistare le immagini con cui corredare i propri testi o da utilizzare per i propri annunci, ADS e pubblicità online.

Offline, la questione non si pone neanche: le caratteristiche richieste per utilizzare un’immagine che va in un annuncio sono talmente specifiche e tecnicamente limitanti (alta definizione, formato grafico, vettoriale, etc.) da escludere la possibilità di fare i furbi, ma online?

Online c’è la sagra del furbo, si sa.

È talmente facile fare una ricerca per immagini su Google, oppure su Pinterest, downloadare e poi utilizzare (magari rimaneggiando un po’, o avendo persino l’ardire di aggiungerci il nostro logo, nell’assurda convinzione di “fare nostra” quell’immagine presa dal web), che non ci si fa nemmeno più caso.

Sui social è la prassi: non passa giorno che qualcuno veda i propri lavori utilizzati, quasi per caso, su pagine fan altrui, anche di sconosciuti, e senza  la minima intenzione di “dare credito” al proprietario del copyright di quel materiale.

E tuttavia, è bene ricordarlo:

colui che crea in primis una immagine, che pensa una creatività, che “realizza” una grafica o mette nero su bianco una idea è colui che ne detiene la proprietà intellettuale (copyright).

Non importa dove vada a finire quella immagine: resta sua, e se qualcuno la vuole utilizzare la dovrebbe pagare. O almeno chiedere il permesso.

A chi ha effettuato la foto o creato l’immagine che finisce su internet spettano alcuni diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera che l’art. 88 dalla legge sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1941, n. 633)  definisce: diritto esclusivo di riproduzione e diritto esclusivo di diffusione e spaccio.

Appropriarsi di tale immagine è furto, nel caso si riprenda il materiale e lo si riproponga tale e quale, oppure di plagio (definito nel diritto d’autore come l’appropriazione, tramite copia totale o parziale, della paternità di un’opera dell’ingegno altrui – fonte Wikipedia).

Nel caso tale immagine sia stata realizzata nell’ambito di un contratto di lavoro e dietro equo compenso, l’autore cede i relativi diritti di utilizzo economico, e in parte di proprietà, al committente (però può richiedere di essere sempre citato come autore – ad esempio apponendo il proprio watermark, la firma, sulle immagini e pretendendo che non venga in alcun modo alterata, tolta o cancellata).

Detto questo, come ci comportiamo quando abbiamo un sito web, un blog, o delle pagine social su cui dobbiamo caricare foto che ci aiutino ad illustrare i nostri testi e a migliorare il look degli stessi?

Abbiamo fondamentalmente tre scelte (di cui, una in realtà è una non-scelta, o più un rischio ecco):

  1. Facciamo i bravi, e cominciamo a comperare crediti per acquistare immagini sulle banche dati, oppure scarichiamo e ci facciamo andare bene le immagini royalty free che vengono messe a disposizione gratuitamente sulle piattaforme apposite da creativi, designer, e fotografi con la passione della beneficenza (si, chiedono un piccolo obolo ma non è obbligatorio… e francamente: qualcuno ha mai fatto una donazione spontanea?)

Diciamo che “ci facciamo andare bene” perché in realtà le immagini che troviamo sui siti di royalty free non sono sempre così azzeccate per le nostre esigenze di comunicazione, soprattutto nel caso di esigenze specifiche: chi ha provato a cercare un’immagine a tema specifico sa di cosa parliamo. Cercare un’immagine di due persone felici, di una certa età magari, davanti al banco del check in di un hotel è impossibile, senza volerla acquistare per tot crediti da iStock o siti simili.

Nessuno scatta volontariamente una foto del genere per metterla a disposizione gratuitamente.

Dovremmo quindi cominciare a entrare nell’ottica che un certo investimento, minimo, per acquistare immagini con cui corredare il sito web del nostro albergo sarà impossibile da evitare, fra shooting fotografico dei nostri spazi e acquisto di immagini generiche per i pacchetti e le promozioni in hotel (ad esempio).

  1. Facciamo i cattivi, e continuiamo a “rubare” immagini da Google sperando che nessuno dei “proprietari” se ne accorga.

“Se uso una immagine della Disney per far ridere i miei follower, dai, mica se ne accorgeranno… hanno altro da fare che stare a guardare dove finiscono le loro immagini… no?” No. In realtà se ne occupa per loro Google: oltre a permettere la ricerca inversa delle immagini (ovvero la ricerca di immagini simili ad una che abbiamo scelto), Google permette di filtrare la ricerca immagini per “diritti di utilizzo”, ovvero di cercare immagini contrassegnate per “il riutilizzo con o senza  modifica” (= le possiamo usare su nostro sito senza modificarle oppure modificandole a nostro agio), o “il riutilizzo non commerciale, con o senza modifica” (= non le possiamo usare sul nostro sito).

E come fa Google a darci questa indicazione, se non ponendo molta attenzione ai diritti sulle immagini, indicizzandole e catalogandole molto dettagliatamente (e a prova di furbo)?

Le pene per chi fa il furbo, poi, sono commisurate alla gravità del fatto. Per fare un esempio:

“La violazione di Copyrights è la quinta pena più punita in Italia. Secondo il dsgl. n 1133/64 del 12 gennaio 1994, con conseguite modifiche nel dgsl. n. 1132/6245, chiunque masterizza materiali altrui su supporti rimovibili rischia da 1 a 3 giorni di carcere per ogni 15 minuti di registrazione. È possibile pagare per direttissima €150,00 per ogni 15 minuti di registrazione fino ad un massimo di 300000 minuti (ed un totale di €115.000,00)” (fonte Wikipedia)

Il plagio, invece, prevede pene inferiori al furto (ma l’utilizzo commerciale – ovvero il riutilizzo sul nostro sito web ad esempio- è un’aggravante nella violazione di copyright). In pratica: chi copia e vende opere in forma identica all’originale commette un reato punito molto più severamente del plagio, ovvero di chi apporta lievi modifiche e si appropria di una qualche paternità sull’opera, traendone profitto, ma si tratta solo di finezze burocratiche.

Il reato c’è e se è dimostrabile è punibile.

  1. Facciamo i così così: continuiamo a prendere qua e là qualche immagine dalla ricerca immagini di Google o da Pinterest, ci mettiamo una bella nota “lavacoscienza” che indica la proprietà intellettuale o la fonte da cui abbiamo preso (se la conoscete), e continuate come al punto 2 a sperare che nessuno se ne accorga.

In generale, se lo facciamo sui social e non siamo Coca Cola, potrebbe anche essere che nessuno se ne accorga: ci nascondiamo un po’ tutti dietro al grande dito del “se è su web è a disposizione di tutti e se la condivido su social non faccio niente di male…”

In realtà, come abbiamo già detto, c’è modo e modo di farlo: farlo male è salvarsi l’immagine, ripulirla da qualsiasi “traccia” del suo precedente proprietario o della fonte da cui perviene, e poi utilizzarla sui nostri social, ed è sbagliato. Tanto più che abbiamo detto che Google è comunque in grado di risalire all’origine di quell’immagine, e quindi sbugiardarci.

Se davvero la condividiamo (con il bottone “condividi” se lo troviamo) dalla piattaforma in cui in origine è stata caricata, stiamo facendo la cosa giusta. Stiamo solo condividendo, facendo girare, facendo conoscere… e non stiamo rubando.

Come si suol dire dunque… una mano sulla coscienza e una al portafoglio, andiamo avanti!

 

Ps. E ricordate che se siete interessati a migliorare le performance e la gestione dei social del vostro hotel potete cliccare qui, per il vostro sito web potete cliccare qui oppure contattarci tramite il form di contatto per una consulenza mirata.

 

Chi è 

Laureata in comunicazione e nuovi media e con un master in Tourism Management, entrambi conseguiti presso Università IULM di Milano, ha proseguito il proprio percorso lavorativo in ambito revenue, marketing e web marketing, collaborando con prestigiose catene alberghiere e piccoli hotel indipendenti. È oggi consulente di strategie di web marketing e online advertising, social media e community manager, e copywriter creativa per il web.

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