close x

Il Mago dei Contenuti

viralità e contenutiSocial, social e ancora social: pare essere questo il ritornello di ogni articolo che leggo sul web in tema di marketing: effettivamente guardando ai dati che arrivano, sopratutto da Facebook, pare che il social sia il modo migliore di fare marketing anche se verrebbe da pensare che quei dati siano di parte. Nel 2013 FB ha annunciato che il traffico dai social verso  siti internet è aumento del 170% in tutto l’anno e, del traffico generato a gennaio 2014,  il 16% è arrivato dai dispositivi mobile.

Al social si aggiunge il mobile, la mobilità è sempre più estrema e quindi, per chi opera nell’ambito comunicativo e marketing, le attività da considerare diventano sempre più complesse sia in termini di comunicazione che in termini di attenzione. Leggi e le notizie si sovrappongo o si accavallano o si inseguono nel web e così mentre penso a quanti girano in auto, in treno, per strada con un cellulare di nuova generazione tra le mani penso all’attenzione. Che tipo d’attenzione posso avere da questi utenti? Come posso catturare in poco tempo e poco spazio la loro attenzione?

Il web è davvero incredibile ad ogni domanda c’e una possibile risposta; qualche settimana fa, Tony Haile, CEO di Cahrtbeat, ha twittato chenon abbiamo trovato una correlazione fra le condivisioni sui social e quello che le persone effettivamente leggono.”

Il tweet si riferiva in particolare a twitter e al fatto che, pur essendovi una relazione tra i tweet e il volume di viste totali di un articolo, non è possibile affermare che vi sia la stessa relazione tra il contenuto consumato e quello twittato.

Come non essere d’accordo.

Quindi mi chiedo come la mettiamo con il mantra del costruire “contenuti” per creare engagement? Indubbiamente l’uso del mobile divente un limite, la difficoltà di lettura o il fatto stesso di essere in mobilità porta la nostra attenzione ad un livello davvero superficiale, chi mi dice che chi condivide o twitta abbia effettivamente letto?

Per fortuna c’é chi misura per noi: pare che chi consuma il 25% di un articolo sia molto più propenso a condividerlo rispetto a chi l’ha letto tutto. Potremmo quindi concludere che chi retweetta un articolo, o ne ha letto una piccola parte , o l’ha letto tutto da un estremo all’altro.

Molte piattaforme, e forse anche le nostre analisi, dovrebbero spostare i parametri dalle pagine visualizzate all’engagement.

Ma come si scrive un articolo, un testo che sia poi virale e condivisibile? Senza dubbio il primo passaggio è il titolo, quello su cui cade l’occhio che spinge l’utente a dare inzio alla lettura, ma spesso non è sufficiente. Un buon titolo serve ad attrarre l’attenzione e spingere l’utente a visitare/leggere l’articolo ma non è garanzia di condivisione e viralità. La grandeur di un articolo è spesso nel suo contenuto, che deve esser fantastico: una storia, un eroe, un personaggio, un’emozione qualcosa che ispiri e che sia condivisibile.

Il contenuto deve poi essere ottimizzato per la condivisione sui social ed essere ottimizzato sul sito, se nessuno trova il tuo contenuto difficilmente questi potrà esser condivisibile.

Il web sta cambiando ancora, spostando l’attenzione dal numero di visualizzazioni (utenti unici, pagine viste) verso una  metrica dell’attenzione che testa la quantità di tempo che le persone trascorrono sul sito e sul suo contenuto e questo volenti o nolenti ci costringe a spostare il focus dalla quantità alla qualità.

Chi è 

Condividi questo articolo.Share on Facebook2Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0

Blog siti mobile hotel tecnologie0 comments

Leave a Reply