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Il più grande segreto del gestire pagine social è…

consulenti-300x190Da consulenti in social media e webmarketing (fra le altre cose) ci è capitato spesso di sentirci porre delle domande un po’ preoccupate sulla gestione delle pagine social e sull’effettivo ROI (Ritorno degli investimenti) delle stesse. Le domande spaziano dalla richiesta di illuminare dubbi che, giustamente, chi non ha direttamente a che fare con i social si pone oggi giorno fino alla vera e propria curiosità verso i “segreti” del gestire social. Sembra tutto un mondo affascinante e pieno di mistero, in continua e velocissima evoluzione, ed è vero: per “stare dietro ai social” serve competenza, ma soprattutto velocità di apprendimento e adattamento.

Mai come in questo campo lo “stare sul pezzo” è fondamentale, e un buon consulente lo sa.

Conoscere tutti i trucchi del mestiere (e inventarsene sempre di nuovi), però a volte non basta: a volte, bisogna anche saper convincere i propri clienti delle proprie capacità e, soprattutto, bisogna saper passare loro il messaggio che, qualunque cosa accada, loro e le loro pagine social non saranno “soltanto un numero”, ma le prenderemo in carico e in “cura” come se fossero nostre, arrivando a conoscerle come le nostre tasche, e gestirle come meritano.

Perché è importante proprio questo messaggio, fra tutti? E’ semplice, perchè il più grande “segreto” del gestire i social è proprio questo: se non ci metti l’anima, se non lasci trasparire il lato umano dietro alla tecnologia e alle belle parole e se non fai LA DIFFERENZA, non vai da nessuna parte.

Punto di partenza per mettere in piedi una strategia che funzioni sui social, innanzitutto, è conoscere di cosa si sta parlando: conoscere l’essenza delle pagine social che si vanno a gestire, e cosa c’è dietro, la filosofia, il pensiero, i punti di forza e di debolezza delle strutture che pubblicizzano e ancora i dati statistici che ne rilevano comportamenti ed evoluzione in termini di pubblico, engagement, coinvolgimento e “successo”.

Applicare con diligenza le regoline del ben gestire i social network non basta più, e lo abbiamo già detto più volte, bisogna andare oltre. Come? Facciamo qualche esempio:

1. Statisticamente, ci si sente spesso consigliare di postare dopo le 4 del pomeriggio, addirittura alle 9 di sera se “si punta al mercato USA”. Una strategia che qualsiasi revenue manager che si rispetti mette già in piedi sull’apertura/chiusura delle tariffe online destinate ai mercati esteri da almeno una cinquina d’anni se non di più: rendere i contenuti visibili durante l’orario di punta.

Ebbene, può essere un’arma a doppio taglio: i contenuti sono disponibili, è vero, ma siamo sicuri che quello che va bene per il “pubblico” in generale vada bene per il NOSTRO pubblico? E se abbiamo un pubblico “misto” italiani, americani, inglesi, e thailandesi cosa facciamo, a che ora postiamo? Fra le 10.30 e le 12 oppure fra le 14 e le 17, oppure ancora dopo le 18, o dopo le 21, o a mezzanotte, tanto per gradire? Quale pubblico scegliamo, quello di maggioranza che già segue la pagina, o quello a cui puntiamo? E quello a cui puntiamo lo stiamo effettivamente targettizzando e ricercando, oppure aspettiamo e speriamo che vedano il nostro post, diligentemente pubblicato all’ora esatta, perché l’ha detto “la statistica” che funziona?

Facciamo un altro esempio:

2. Spesso ci siamo sentiti caldeggiare l’utilizzo del logo dell’hotel come immagine principale ed una immagine sempre dell’hotel o delle sue vicinanze come immagine rappresentativa, perché “statisticamente” funziona di più.

Utile, ma solo se fatto bene, poiché anche qui rientriamo nella casistica “siamo sicuri che quello che statisticamente funziona di più funzioni anche per noi”?

Magari non abbiamo immagini abbastanza belle o emozionali della nostra struttura, magari non abbiamo un logo oppure il logo è vecchio e brutto (e spiace dirlo, ma soprattutto sui social l’occhio vuole la sua parte), e allora cosa facciamo? Non è meglio mettere una bella immagine rappresentativa della destinazione in cui ci troviamo, invece? Oppure non è meglio suscitare l’emozione inconscia nel nostro cliente potenziale evocandogli pensieri tipo “family hotel” o “business hotel”, con immagini appositamente scelte di famiglie felici o uomini di successo in giacca e cravatta?

3. Ancora: le implacabili statistiche sentenziano che dovremmo interagire di più con il nostro pubblico (grazie tante, se non lo facciamo già, cosa la teniamo a fare la pagina social? Perché “tutti ce l’hanno”?).

Certo, dovremmo rispondere in tempo zero quando sollecitato (lievemente sbagliato: i tempi di risposta più accettabili, e che STATISTICAMENTE portano un maggiore ritorno di immagine positiva sono quelli che si aggirano fra 1 ora e 3 ore, mezza giornata nei casi più difficili da dirimere) ma dovremmo davvero scrivere post la cui lunghezza varia dalle 300 parole e più quando in questa era del “tutto di fretta” chi legge dedica dai 4 ai 10 secondi scrollando i contenuti alla velocità della luce e soffermandosi solo se trova un topic che DAVVERO gli interessa? Oppure dovremmo lasciare i discorsi lunghi a mezzi più adatti (tipo i blog) e concentrarci su un buon sorytelling, su contenuti che catturino l’occhio a livello inconscio prima ancora che conscio?

Le “Statistiche” dicono anche che dovremmo continuamente porre domande ai nostri follower, anche su argomenti che non c’entrano nulla con la filosofia/servizi della pagina su cui lavori… e non ci sarebbe niente di più sbagliato, nel farlo! Alla lunga finiremmo solamente per irritare i nostri follower che, credetemi, non amano l’invasività: se infatti un follower segue la pagina di un hotel, al 90% lo fa per conoscere i servizi che offre, se ci sono offerte o sconti speciali, iniziative, pacchetti, qualche informazione sulla destinazione in cui si trova, attività alternative che è possibile intraprendere… gradirà qualche post sui cuccioli, se è un animalista convinto e se l’hotel in questione ospita anche i quattro zampe, si divertirà con qualche consiglio sulla cucina o magari  sugli acquisti di Natale, se siamo in periodo, ma di certo non gli interesserà sapere molto altro. Non vorrà assolutamente che la pagina esca dal seminato e ancor meno vorrà che ogni giorno la pagina comincia bombardarlo di domandine sciocche del tipo: ti piace questo o quello, pensi questo o questo, ti senti così o cosà… ??

Dunque anche in questo caso: siamo sicuri che quello che va bene per le altre pagine va bene anche per la nostra?

E a chi possiamo chiedere lumi su quest’ultima (e le altre domande)? Ebbene: ovviamente al consulente che sa quello che fa, che non solo conosce a menadito la “teoria e tecnica” del gestire social e communities, ma conosce profondamente la VOSTRA pagina, il VOSTRO hotel, i vostri desideri e le vostre aspirazioni (ovvero gli obiettivi che vi potete porre – insieme – per le vostre pagine social) e infine le vostre statistiche il VOSTRO pubblico, e vi sa proporre una strategia di comunicazione ritagliata perfettamente su di voi con l’obiettivo di far crescere organicamente le vostre pagine e il vostro pubblico, non solo nell’ottica dei numerini dimostrativi, ma soprattutto in quella della fidelizzazione, dei ritorni, del branding intelligente.

 

Image credits:  @Leonardo Mattioli, Pinocchio

Chi è 

Laureata in comunicazione e nuovi media e con un master in Tourism Management, entrambi conseguiti presso Università IULM di Milano, ha proseguito il proprio percorso lavorativo in ambito revenue, marketing e web marketing, collaborando con prestigiose catene alberghiere e piccoli hotel indipendenti. È oggi consulente di strategie di web marketing e online advertising, social media e community manager, e copywriter creativa per il web.

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