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Come far promuovere il vostro hotel su Instagram

Far promuovere il vostro hotel su Instagram potrebbe essere diventato più difficile che mai e, soprattutto, potrebbe presentare qualche inconveniente a livello di immagine cui, siamo sicuri, non avresti mai pensato.

Recentemente, infatti, le azioni di marketing “sporco” come product placement strategico non dichiarato e pubblicità occulta sono entrati nel mirino delle piattaforme social, che hanno deciso di regolamentare il fenomeno, adeguandosi alle più restrittive leggi del marketing “classico”. Non avranno più vita facile, quindi, quegli influencer (reali o presunti tali) che “campano” di sponsorizzazioni retribuite per mettere in evidenza sui propri profili questo o quel prodotto fingendo che le opinioni che “spacciano” siano le loro reali opinioni, e non una marchetta pagata (o stra-pagata in alcuni casi)

Sono finiti i tempi del freeride a spese del più o meno ignaro follower (che però ormai ha un po’ mangiato la foglia eh), che si vede propinare giorno dopo giorno questo o quel prodotto con tanto di consiglio su come utilizzarlo e opinione entusiasta su “quanto funziona” o “quanto è fico”.

Da oggi in poi, o meglio da un domani molto vicino, i profili di blogger, influencer, instagramers, twit-star e ambasciatori del marchio dovranno dichiarare apertamente di essere retribuiti dalle varie aziende quando parlano con toni entusiastici dei prodotti che sponsorizzano, pena una multa che corre il rischio di essere molto più salata  della “marchetta” alzata. E tutto ciò accade giustamente, potremmo aggiungere, sia da consumatori che si sono stancati di questa abitudine dei media a trattarci come degli sciocchi emulatori che non aspettano altro di farsi imbeccare su questo o quel prodotto “irrinunciabile”, sia da aziende che si sono scocciate di essere ricattate con l’arma più o meno spuntata del “potere della fanbase”.

Ma tutto questo come potrebbe influenzare il modo in cui un hotel si promuove, o si fa promuovere, sui social? È molto semplice: vi sarà sicuramente capitato di ricevere proposte di collaborazione da blogger e instagramers che si sono definite/i “di successo”, se non addirittura influencer. Chiamandole con il loro nome, queste sono vere e proprie proposte di sponsorizzazione a pagamento per piazzare il vostro hotel difronte ad un pubblico più o meno selezionato, con l’intento più o meno dichiarato di “suggerire” comportamenti di acquisto corretti (prenota qui e non lì).

In cambio di due o tre notti gratis nel vostro hotel, tali maghi del social promettono sempre di postare un numero vario di foto che ritraggono momenti salienti del loro stay nel vostro hotel, o di pubblicare sul loro blog un post dedicato alle meraviglie della vostra struttura. La moneta di scambio, insomma, sarebbe stata la famigerata “visibilità” (della vostra struttura presso il pubblico selezionatissimo e numerosissimo dei loro follower).

Sull’onda della moda, blogger e instagramer, twitstar e twitstarlette varie “ci provano” cercando di scambiare un pubblico più o meno targettizzato con notti gratis nel vostro hotel. E così: se vi va bene, il premio è la nazionalità giusta che riuscite a colpire, se vi va benissimo è un pubblico “educato” a questo tipo di contenuti e pronto ad interagire proficuamente a qualche livello… e se vi va male invece, sono solo numeri sventolati davanti al vostro naso, che vi faranno gola, ma che non riuscirete mai davvero a quantificare, e su cui non riuscirete mai a calcolare un ROI preciso.

Tutto ciò, vi potrebbe mettere nei panni delle aziende “colluse” nel caso questi blogger e influencer a vario titolo non dichiarassero il proprio compenso intascato per lo sforzo di un paio di twit-post-igerate (pur se intascato “per vie traverse” e in forme alterne di soggiorno in hotel invece che moneta sonante). E questo potrebbe avere delle ripercussioni, se non pecuniarie, sulla reputation del vostro brand e sull’affidabilità del vostro marchio e di voi come imprenditori.

E allora come correre ai ripari? Facendosi furbi e adeguandosi fin da subito alla legalità.

Anzitutto, smascherare le mezze cartucce e i wannabe blogger/instagramers che non porteranno mai altro che un paio di notti a scrocco nel vostro hotel e due o tre immagini scattate a caso e postate su Instagram con corredo di “oooh” e “aah” e “cool, followxfollow” è abbastanza semplice: basta ricordare quanto abbiamo detto più volte su come valutare insights e statistiche dei social e su come evitare di basare la propria strategia su vanity metrics inutili e dannosi. Il numero (di follower) vantato da questi signori non si traduce, se non in rari casi, sempre in qualità dei contatti e della fan base (che, per contro, è proprio la cosa essenziale che va ricercata con questo tipo di collaborazioni).

Siccome voi in primis date un servizio (regalate camere che poteste vendere) dovete prevedere di ricevere in cambio un servizio, e poche scuse.

Vi basta spendere qualche minuto in più e andare oltre il numero di follower che questi personaggi vi sbattono in faccia e osservare bene:

  • Questi follower poi interagiscono tutti e su tutti i post? Oppure c’è una misera percentuale di like sui post delle bacheche di questi signori, e quindi solo un 5% della fanbase sbandierata poi è effettivamente attiva sul canale? (in parole povere: ci vuol poco a comprare like sulle pagine e sui profili, ma solo il vero professionista è in grado di tradurre quei like in coinvolgimento e comportamento d’acquisto virtuoso – e pilotabile)
  • Questi influencer sono dei veri influencer che fanno tendenza e sono in grado di dettare le mode alle masse (aggiungendo valore al vostro brand quando vi affiancano la loro immagine), o sono più stalker che guadagnano collaborazioni tartassando le aziende perché diano in prova i loro prodotti (o voi perché gli regaliate la camera per farsi un weekend col fidanzato) e i propri follower con messaggi molesti su cosa e come comprare?
  • Il tono che usano questi influencer si adatta al vostro stile e intento di comunicazione’
  • Il pubblico di riferimento (Target) dei post di questi influencer è lo stesso vostro o state cercando di esplorare nuovi orizzonti e ampliare la vostra reach anche su target meno scontati? (e siete sicuri che sia una mossa vincente oppure potreste rischiare di allontanare il pubblico già acquisito, che era più in linea con le vostre esigenze?)

Insomma, le domande da porsi e le valutazioni da fare sono molte, alcune non scontate, e altre di stampo addirittura filosofico e, sopra a tutte, si va ad innestare l’etica di questo tipo di marketing: per quanto ormai sia chiaro che il pubblico che gira sui social ha imparato a capire dove si nasconde un certo tipo di intento (vendere – vendere ad ogni costo – mentire per vendere), è diventato moralmente necessario distinguere i profili di quelle persone che parlano di un certo prodotto esprimendo le proprie opinioni senza essere pagate per farlo e quelle che invece ne hanno fatto un business.

Il peso delle opinioni in entrambi i casi è en diverso e, se ci pensate, lo sarebbe anche su una piattaforma di recensioni hotel, no? (e infatti Tripadvisor fa uno screening più o meno dettagliato dei fornitori di opinione… il più delle volte).

La recensione di un tizio PAGATO PER soggiornare nel vostro hotel (e fornirne un’opinione positiva come minimo) avrebbe un peso ben diverso rispetto a quella di uno che HA PAGATO per starci e ci ha trovato più di qualche difetto. Un lettore di certo, se sapesse distinguere fra i due, prenderebbe cum grano salis la prima e per verbo di dio la seconda.

Ecco come ci viene incontro poi la nuova policy contro le sponsorizzazioni occulte e il product placement “al prezzemolo” di Instagram, che finalmente impone a influencer e instagramer di dichiarare i post in cui promuovono un prodotto per cui abbiano ricevuto una sponsorizzazione (a pagamento) da parte di una azienda.

E quindi anche nel caso di scambio post X pernottamenti.

Quando vi capita di ricevere una di queste richieste, quindi, ricordate di pretendere sempre un minimo di requisiti sulla merce che vi viene offerta in cambio:

  • un link al vostro sito web in ogni post
  • Menzione e hashtag ufficiale alla vostra struttura in ogni post
  • Contatti, link al sito e ai social (almeno uno, quello che vi interessa di più spingere) all’interno del post su blog – alla fine o all’inizio, come ringraziamento o come chiosa non importa, purchè ci sia
  • E su Instagram, l’attivazione delle opzioni “Branded tag” messi a disposizione della piattaforma per segnalare specificamente i post in collaborazione sponsorizzata

In questo modo non solo darete un chiaro segnale agli utenti in merito al tipo di azioni di marketing che state intraprendendo – in collaborazione con l’influencer di turno – ma potrete anche avere accesso agli insights per quel tipo di post, cosa che vi fa gioco sul momento di valutare seriamente l’opportunità di questo tipo di collaborazioni e la serietà della persona cui vi state affidando per metterle in piedi.

Tutto più chiaro, tutti più felici, no?

E voi cosa ne pensate? Avete ricevuto questo tipo di richieste e non avete saputo come gestirle? Vi siete imbarcati in questo tipo di collaborazioni ma non avete ma saputo valutarne il pregio (o i difetti)? Avete bisogno di una mano e due occhi in più per valutare le collaborazioni online per il vostro brand/hotel ma non sapete achi rivolgervi?

Siamo a vostra disposizione: contattaci per una consulenza mirata cliccando qui o tramite il form che trovate online!

Chi è 

Laureata in comunicazione e nuovi media e con un master in Tourism Management, entrambi conseguiti presso Università IULM di Milano, ha proseguito il proprio percorso lavorativo in ambito revenue, marketing e web marketing, collaborando con prestigiose catene alberghiere e piccoli hotel indipendenti. È oggi consulente di strategie di web marketing e online advertising, social media e community manager, e copywriter creativa per il web.

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