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Social media: come è cambiata la gestione?

Molto spesso mi capita di osservare con occhio clinico interessato le pagine business che seguo, per scoprirmi a scoprire cose molto interessanti su come si modifica, evolve (oppure tristemente DEvolve), la gestione dei social media e dei contenuti di comunicazione di aziende e hotel.

Spessissimo le considerazioni che ne seguono mi sorprendono, a volte in maniera positiva, altre in maniera negativa. Mi accorgo sempre con delusione, ad esempio, che mentre una piccola parte di pagine (solitamente quella seguita da agenzie o professionisti, ovviamente) si è evoluta verso un nuovo modo di fare social, il resto è tristemente rimasto fermo al metodo di anni fa, e lo dimostra in tutta la propria manchevolezza: like e coinvolgimento che mancano, post tristi e ripetitivi, fuori luogo o autoreferenziali, nessuna pianificazione, nessuna razionalità, nessun calcolo.

I puristi del mezzo potrebbero obiettare che i social media, come piattaforme di condivisione, sono nate e portano avanti una filosofia dell’immediato che poco attiene allo “studio” dei post… ma a tali puristi rispondiamo che ad oggi non si scatta nemmeno mezza foto – e di certo non si pubblica su Instagram, Facebook, Pinterest o Vattelapesca – senza comporla a mente fredda, calcolando al millimetro gli oggetti rappresentati, le relative proporzioni, la posizione, la luce, la marca, il messaggio che si vuole trasmettere, gli hashtag che si vogliono utilizzare per segnalare tale foto e coinvolgere il pubblico, creare conversazione, stimolare interazioni… insomma: i social media sono diventati un business, e vanno trattati da business.

Chi fa lo struzzo e nasconde la testa sotto la sabbia, pensando così di poter evitare di investirci di conseguenza, si sta soltanto illudendo: sui social media non si può più apparire “a caso”, pena la “squalifica” immediata e impietosa.

Apparire con post casuali, dal contenuto non studiato, è come recarsi ad una fiera di settore in ciabatte a coniglio e pigiama: bella immagine da comunicare ai propri potenziali partner, no?

A questa considerazione fa seguito la successiva: il pubblico si è accorto che “qualcosa è cambiato”, nel fare social? (e nel modo in cui le pagine social si pongono nei confronti del proprio pubblico).

Sicuramente gli addetti ai lavori come noi se ne sono accorti eccome: abbiamo dovuto modificare il nostro modus operandi, e adattare di conseguenza il nostro punto di vista e le nostre azioni.

I social che facciamo oggi non sono quelli di tre anni fa, ma neppure quelli dell’anno scorso.

Perché il fare social cambia come cambiano le maree. Le maree di internet. Le mode.

In maniera sottile, però, anche il pubblico ha fatto lo stesso: le aspettative sono cambiate, adeguandosi alla nuova forma e sostanza. Il pubblico è stato “educato” di conseguenza.

Facciamo alcuni esempi semplici:

  • L’immediatezza e la sostanza: tre anni fa Instagram è diventato di moda perché permetteva di condividere uno scatto e uno solo alla volta (nell’epoca delle bacheche di Pinterest e delle millemila foto delle vacanze postate su Facebook). Quell’unico scatto perfetto significava un mondo: accuratamente ponderato, composto e scattato, poi filtrato e hashtaggato, finiva sulle bacheche dei propri follower ad accogliere plauso e merito.

Oggi, Instagram imita Facebook e ha aggiunto i carousel (immagini a scorrimento) e il caricamento multi immagine. E addio alla filosofia della purezza che ne ha decretato la vittoria, soprattutto fra gli addetti ai lavori e gli artisti di avanguardia.

  • Immagini e parole, parole, parole: tre anni fa su Facebook non erano di moda video e gif, si comunicava solo per immagini e parole, spesso con testi lunghi e noiosi, pochi link, nessun hashtag.

Oggi se non pubblichi almeno una .gif al giorno o un video a settimana non sei nessuno. Non devi superare le tre righe di testo compresi gli hashtag (almeno 3 e non più di 3 a post altrimenti vai in over) e se sei una pagina business che cerca di stimolare conversioni e coinvolgimento devi prevedere contenuti ad hoc che siano divertenti, dinamici e condivisibili. E ci devi mettere budget, altrimenti non li vede nessuno

  • No money, no party: tre anni fa i Facebook ADS non solo non sapevamo cosa fossero, ma pensavamo non avrebbero mai avuto successo, nella terra del “i social sono gratis”. Oggi… beh oggi lo sapete tutti, no? Senza ADS a pagamento non ti vede nessuno, ma proprio nessuno. Neanche la mamma che hai fatto iscrivere apposta alla tua pagina per dimostrare che hai fatto like (o i like che hai pagato quando erano di moda gli un tot al kilo).
  • Quantità o qualità? Tre anni fa si facevano tipi diversi di post, oggi si guarda (o si dovrebbe guardare) alla qualità, più che alla quantità (anche perché poi i post vanno sponsorizzati per farli sfruttare, quindi bisogna per forza pianificare e concentrare i propri sforzi dove si hanno più probabilità di riuscire).

Così, oggi si curano di più le grafiche e la produzione dei contenuti: ci sono altre regole di ingaggio ben precise da rispettare (e non solo quelle di ciascun post ma anche quelle di ciascuna piattaforma), il pubblico è più “educato” ma anche abituato a certe cose e rompere gli schemi diventa necessario ma più difficile.

  • Misurare, misurare, misurare: visto che gli sforzi vanno concentrati, si rende anche necessario capire preventivamente (o ai postumi, per poter variare e costruire campagne future più efficaci) che cosa potrà funzionare e a che prezzo. Tre anni fa gli insights su Facebook non erano così precisi, proprio perché non c’erano gli ADS, e quindi non si conosceva ancora la necessità di misurare il ROI delle campagne pubblicitarie sui social.

Oggi, si fa più giustamente più attenzione alle statistiche. Le statistiche sono più precise, si fanno investimenti diversi. Si conoscono (o si cercano di conoscere) il proprio pubblico, gli obiettivi e le azioni per raggiungerli.

Oggi non si improvvisa più.

C’è più conoscenza superficiale della materia nel pubblico (o negli investitori che si affidano a social media manager o agenzie), e pertanto la gestione dei social non può più essere superficiale: bisogna conoscere profondamente ciascuna piattaforma e le sue regole.

Tutti sono sui social, ma non tutti sanno come starci bene.

Per fortuna però voi conoscete chi, come noi, fa dei social – applicati all’alberghiero e al ristorativo – il suo pane quotidiano: se avete bisogno di una consulenza su come aumentare le performance dei vostri profili e pagine social, potete sempre contattarci per una consulenza cliccando qui o tramite il form di contatto, e noi vi aiuteremo! 

 

 

Chi è 

Laureata in comunicazione e nuovi media e con un master in Tourism Management, entrambi conseguiti presso Università IULM di Milano, ha proseguito il proprio percorso lavorativo in ambito revenue, marketing e web marketing, collaborando con prestigiose catene alberghiere e piccoli hotel indipendenti. È oggi consulente di strategie di web marketing e online advertising, social media e community manager, e copywriter creativa per il web.

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