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Storytelling: lo stai facendo bene?

Una delle tecniche migliori per gestire e far crescere i profili social della propria azienda, è lo storytelling. Se ci avete seguiti nel corso degli anni, sapete che ne abbiamo parlato diffusamente in alcuni articoli di approfondimento tecnico, così come per dare dritte e consigli su come sfruttarla al meglio, questa tecnica, che è ancora attuale e molto sfruttata. Soprattutto dalle pagine che hanno una ben precisa strategia di crescita e gestione.

Nulla infatti si lascia al caso sui social media. Va tutto selezionato e calibrato accuratamente, per interagire e far funzionare la “macchina social” come un meccanismo ben oliato: lo storytelling, in quanto tecnica di narrazione, è una parte strategica fondamentale dell’ingranaggio… diciamo l’olio che permette di eliminare l’attrito fra i pezzi. Quali pezzi? Ma i contenuti veicolati dalla pagina, ovviamente, e il pubblico che li deve recepire.

Un buon storytelling si può fare in diversi modi, ma richiede sempre un minimo di impegno di risorse, sia creative, che di tempo e di denaro: sii può fare per immagini (o video), oppure con la sola parola, o ancora con un mix delle due. Ha tempistiche precise, che dipendono più dal fatto di “creare l’evento” narrativo, che da eventi e influenze esterne, e richiede la presenza di qualcuno che “lo sappia fare” (e bene) a gestire il tutto.

E poi, serve la storia da narrare.

Ora, se ci si guarda intorno abbastanza e con occhio allenato, si può scoprire che in qualsiasi hotel c’è una storia da narrare (anzi, nemmeno solo una), quindi il problema principale resta quello di strategizzare la narrazione, organizzarla e… farla.

Le idee creative possono essere molteplici (e per fortuna, altrimenti sapete che noia!) e questo è il bello dello storytelling, ma una volta “fatto”, come possiamo accorgerci se siamo sulla strada giusta o se stiamo sbagliando qualcosa?

Come in tutti i casi, si tratta sempre di osservare e sperimentare: leggere le metriche, correggere il tiro, provare nuove strade fino a che non si trova la strada giusta. Creare le giuste premesse, e porsi degli obiettivi misurabili e raggiungibili, ovviamente. Sembra tutto molto semplice, ma al contempo si tratta di un equilibrio molto difficile da creare e mantenere.

Creare le giuste premesse:

Fare storytelling non è una cosa né semplice né immediata. Abbiamo visto che come ogni strategia richiede una pianificazione, e delle risorse destinate. Assicuriamoci quindi, prima ancora di partire di:

  1. Avere le risorse necessarie (Tempo da dedicare, budget, una o più persone che se ne occupino per noi, costanza negli intenti e nelle azioni)
  2. Avere una strategia a medio e lungo termine, e la volontà di perseguirla (i risultati arriveranno, ma non saranno immediati: avrete la pazienza di attenderli?)
  3. Avere i contenuti da proporre (senza, purtroppo, non avrete di che raccontare al vostro pubblico)
  4. Avere il pubblico giusto sui vostri profili (se non avrete già una base fan consolidata sulla vostra pagina, e un piano strategico di advertising in place che vi permetta di sconfiggere il trend negativo di visualizzazioni dei vostri contenuti, potrete fare lo storytelling migliore di tutti i tempi… ma nessuno lo vedrà. Sembra banale, ma l’80% delle volte è così che va a finire).

Una volta creati i giusti presupposti, dunque, si parte con lo storytelling vero e proprio e, dopo qualche tempo, si cominciano a misurare i risultati. È a questo punto che comprenderemo se i nostri sforzi sono stati utili o meno, ma come? Ponendoci alcune domande (alcune semplici, altre un po’ meno)  in base soprattutto agli obiettivi che ci eravamo fissati con la nostra “campagna  storytelling”:

  1. I nostri post hanno ottenuto like?
  2. Hanno ottenuto commenti?
  3. I fan della pagina sono aumentati?
  4. Ci sono state condivisioni?

Ciascuna di queste domande dovrebbe avere risposta positiva, ma anche se non ce l’ha, potrebbe non essere un cattivo segnale. Intanto, ciascuna variabile non dovrebbe funzionare da sola, ma “in squadra”: non dovrebbe essere il cruccio principale, quello di ottenere like, né sui post né sulla pagina (basta pagarli, soprattutto su Facebook, e si ottengono facilmente), ma dovrebbe esserlo quello di ottenere una reazione qualsiasi ai propri post, e una crescita organica e integrata di tutte le variabili ASSIEME.

Meglio di tutte, le condivisioni, che significano che i contenuti non solo sono piaciuti, ma hanno scatenato una reazione emotiva nel pubblico, costringendolo a farsi “ambasciatore” di quegli stessi contenuti.

Da tenere d’occhio poi i commenti: anche una pagina che scatena la maggioranza di commenti negativi, se fa parte della sua strategia, potrebbe stare facendo un ottimo lavoro. In alcuni casi si tratta del fenomeno “purché se ne parli” (e purché si riesca a gestirlo correttamente, non c’è nulla di male nello sfruttarlo), in altri casi potrebbe essere la naturale vocazione di una pagina quella di “stimolare conversazioni”.. anche se non tutti la pensano alla stessa maniera (e i troll sono sempre in agguato).

Altre domande?

Beh si, forse sarebbe il caso di chiedersi che cosa accade sulla pagina quando si SMETTE di fare storytelling: il pubblico se ne va? I like calano e le interazioni spariscono? A posteriori, questo è un chiaro indice di successo della campagna storytelling: senza, la vostra pagina torna nel dimenticatoio. Con, la vostra pagina fiorisce e il vostro pubblico vi ama… che cosa potete volere di più?

Noterete un forte uso dei condizionali, in questo post: come in tutte le cose della vita, anche i social non sono il regno della certezza e, spesso, richiedono una serie costante di prove ed errori, prima di trovare la giusta strada (o ritrovarla dopo averla persa).

Nessuna pagina è mai uguale ad un’altra, proprio come nessun hotel è uguale a un altro (checché se ne dica). Esattamente così come nessuna persona è uguale ad un’altra, e quindi il pubblico di ciascuna pagina sarà sempre diverso, sempre in continuo cambiamento.

E questa è la sfida quotidiana da affrontare, nel tentativo di mantenere sempre vivo ed attivo l’interesse di quello stesso pubblico sulla nostra pagina social (e sui servizi che vendiamo).

E voi, state facendo storytelling sui vostri profili social? Con quali risultati? Oppure vorreste provare? Se avete bisogno di qualche consiglio, contattateci per una consulenza mirata, cliccando qui o tramite il form: sapremo aiutarvi! 

Per consultare gli altri articoli sullo storytelling: qui, qui e qui.

Chi è 

Laureata in comunicazione e nuovi media e con un master in Tourism Management, entrambi conseguiti presso Università IULM di Milano, ha proseguito il proprio percorso lavorativo in ambito revenue, marketing e web marketing, collaborando con prestigiose catene alberghiere e piccoli hotel indipendenti. È oggi consulente di strategie di web marketing e online advertising, social media e community manager, e copywriter creativa per il web.

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