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Come impostare una campagna Twitter ADS per il vostro account business

twwitter-300x190Già il titolo di questo nostro breve post vi indirizza alla prima premessa da fare: Twitter ADS è consigliato, per il momento, per promuovere account business, aziendali, o comunque account con un potenziale e intenti chiaramente DI VENDITA.

Vendita dei propri servizi, prodotti, etc. ma comunque di vendita: se avete il vostro account Twitter e lo usate un po’ a tempo perso, forse non è il momento di cominciare ad investire sugli ADS, forse è il caso di continuare a concentrarsi sulle altre piattaforme, tipo Facebook, più rodate, sicure, meno dispendiose e dispersive.

O forse, forse no.

Forse, se vi proponete di essere pionieri dell’advertising su Twitter, di battere la concorrenza sulla linea di partenza, e se avete la costanza e le possibilità di investire budget in questa iniziativa, forse è proprio questo il momento più adatto per lanciarvi nell’avventura.

Il motivo? Ce ne sono un paio:

–          in primis, la piattaforma con le funzioni Twitter ADS è stata “aperta al pubblico” solo da qualche mese sul mercato italiano, mentre per qualche tempo è stata appannaggio esclusivo di grandi aziende che avevano la disponibilità monetaria in grado di destinare e garantire flussi di budget consistenti necessari a questo tipo di operazioni. In parole povere: hanno dato accesso a Twitter ADS a Cocacola, Audi & co. perché avevano le risorse e il potenziale per investire sulla piattaforma

–          in secondo luogo, la piattaforma per le campagne pubblicitarie è ancora in fase di testing, infatti molte funzioni ancora non sono disponibili, altre ancora non sono del tutto funzionanti  (non si riesce a ricavare delle statistiche preventive realistiche sull’esposizione dei propri Tweet al pubblico selezionato, ad esempio, le simulazioni che fornisce Twitter sembrano essere anche fin troppo perfette, praticamente finte, inoltre la segmentazione e targettizzazione del pubblico a cui mostrare i propri Tweet sponsorizzati è ancora troppo poco raffinata – lo vedremo più avanti nel post)

–          in terzo, e non meno importante: i TwitterADS sono più costosi, in prospettiva, rispetto agli ADS di Facebook e delle altre piattaforme social concorrenti.

Se quindi considerate questo terzo motivo assieme ai precedenti (soprattutto all’impossibilità di misurare a priori l’efficacia dei propri sponsored tweets), capirete perché al momento consigliamo di prendere in considerazione “con le pinze” e con una certa cautela i Twitter ADS, e non buttarvi a testa bassa sulla novità… a meno che non sappiate cosa state facendo.

E cosa state facendo esattamente? O meglio: cosa potete fare, se proprio volete cominciare a “provare a giocare” con gli sponsored tweets?

Ebbene: potete sponsorizzarli, come dice la parola, ovvero renderli visibili sulle timeline degli account di Twitter che segnalerete, già vostri follower  oppure follower di account che considerate diretti concorrenti e a cui volete “rubare” in un certo senso l’attenzione dei follower.

Il criterio di visualizzazione degli ADS è quello di Facebook o dei banner pubblicitari sui siti web: si inseriscono all’interno del normale flow di conversazioni sulla piattaforma e vengono segnalati con la dicitura “Sponsorizzate” sotto al tweet.

In alcuni casi, ad esempio da mobile, alcune sponsorizzate vengono “annunciate” come se fossero un vvero e proprio messaggio diretto all’utente, e quindi con il drin tipico della ricezione messaggio su Twitter. Cosa che personalmente mi infastidisce assai perché mi costringe ad andare a vedere chi sta interagendo con me su Twitter, per poi scoprire che si tratta di un “inutile” pubblicità …e qui ci sarebbe da aprire tutta una disquisizione in merito a se la pubblicità sia davvero inutile o da me percepita come tale perché non interessata, e quindi sull’opportunità di targettizzare un po’ meglio i propri annunci, invece di sparare nel mucchio con il rischio di colpire anche una utente come me che poi si irrita… insomma: si capisce che prima di partire lancia in resta con gli ADS di Twitter un paio di considerazioni generali in merito a opportunità, investimenti, strategie, profilazioni, vanno fatte.

Così come le considerazioni durante e dopo la messa in onda della campagna.

A livello di mappatura della performance, poi, chi mette in piedi una campagna Twitter ADS ha la stessa possibilità che sulle altre piattaforme di impostare e monitorare visualizzazioni, impressions, click e azioni.

Nulla di nuovo, dunque, così come non pongono particolari difficoltà i 4 step da seguire per la messa online della campagna in sé, che richiede di:

1.       Definire gli obiettivi:

Come ogni campagna che si rispetti, la prima cosa da decidere è il tipo di risultato cche se ne vuole ottenere. Al momento sono disponibili:

  • Aumento dei Followers
  • Click verso sito web
  • Interazioni sui Tweet
  • Installazioni di App
  • Lead su Twitter
  • Personalizzate (per interessi, tipo di follower, follower dei concorrenti, programmi TV)

Le prime due sono funzioni “basilari” che già si conoscono: aumentare il numero di follower o aumentare il traffico verso il proprio sito web, e sono anche le due “misurabili” con più certezza.

Gli altri pongono delle sfide, e dei risvolti, forse meno classici ma più interessanti: la possibilità di targettizzare per interessi in sé è già ampiamente sfruttata da Facebook, ad esempio, mentre quella di targettizzare sugli utenti dei propri concorrenti è decisamente nuova e intrigante.

Ma il vero potenziale sta al punto “generazione Lead” : funzione ancora del tutto sconosciuta e inutilizzata qui in Italia, è la corrispondente della generazione e promozione di Offerte su Facebook, che però su Twitter mira alla raccolta di nuovi utenti con relativi database di contatti, poi messi a disposizione del promotore della campagna. Avete capito bene: tramite il servizio Twitter Cards, si possono configurare delle mini-card (immagine+ riga di presentazione+ call to action)  che hanno lo scopo di raccogliere i click interessati (in poche parole, chi clicca la call to action, che può anche essere la classica “Clicca per restare informato” o “clicca per ricevere l’offerta”) e fornire, a fine campagna, un bel file che raccoglie le specifiche degli utenti che hanno cliccato.

Immaginate la pacchia per chi è alla costante ricerca di nuovi lead, e ben conosce la fatica di.. “raccoglierli”.

2.       Scegliere i tweet da sponsorizzare

Seconda (ovvia) azione da impostare: la scelta dei tweet da sponsorizzare, ovvero mostrare al pubblico stabilito. Logica vuole che siano tweet accattivanti, rappresentativi dell’azienda e dei servizi/prodotti che offre e ben costruiti insomma.

3.       Targettizzare l’audience

Step finale, il più importante, e anche quello che al momento pone più dilemmi, è la targettizzazione della propria audience. Come dicevamo, al momento è possibile un inizio di targettizzazione per interessi (che però sono molto limitati), un minimo di geografica (inserendo città, stato, etc.), un minimo di generica. È possibile inserire i singoli utenti a cui mostrare i tweet sponsorizzati, o scegliere gli utenti concorrenti da “cannibalizzare” (l’espressione forte è provocatoria: in realtà non è che gli si stanno rubando utenti.. gli si sta solo mostrando che “c’è qualcos’altro oltre l’azienda X, e siete voi”).

4.       Impostare il budget

E qui le note dolenti: impostare una campagna Twitter ADS cosa, e costa più che dai concorrenti, mentre come dicevamo ancora non è così ben oliato il meccanismo di targettizzazione né così “certo” il ritorno degli investimenti.

Che fare dunque?

Ebbene la scelta sta a vostra coscienza: siete dei risk-taker o dei riflessivi? Ma soprattutto: potete garantire di avere a disposizione tutte, ma proprio TUTTE le risorse richieste? (compresa la voglia di continuare anche quando l’investimento non sembra portare i risultati immediati sperati)

La risposta la conoscete solo voi, noi vi abbiamo dato gli strumenti, e fatto venire qualche sano dubbio.

 

Chi è 

Laureata in comunicazione e nuovi media e con un master in Tourism Management, entrambi conseguiti presso Università IULM di Milano, ha proseguito il proprio percorso lavorativo in ambito revenue, marketing e web marketing, collaborando con prestigiose catene alberghiere e piccoli hotel indipendenti. È oggi consulente di strategie di web marketing e online advertising, social media e community manager, e copywriter creativa per il web.

    Altre informazioni su di lei in :
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