Assistenti vocali: utili anche per l’hotellerie?

assistenti-vocali-hotel-tecnologie

Assistenti vocali: un business in continua evoluzione e, soprattutto, in grande espansione. Non ci credete? Basta pensare a quanti di noi, o dei nostri conoscenti, hanno ceduto alla tentazione di acquistare nell’ultimo anno un device ad attivazione vocale tramite cui controllare (almeno in parte) la domotica della propria casa. Oppure a quanti, trovandosi impossibilitati a digitare fisicamente le proprie ricerche su dispositivo smart si siano affidati ai molto più pratici assistenti vocali (ormai nativi sui dispositivi stessi).

Secondo gli esperti della Gartner, nei prossimi mesi fino al 30% delle ricerche online verranno condotte senza l’ausilio/il filtro di uno schermo, almeno sul mercato USA, mentre secondo comScore il 50% delle ricerche verranno inizializzate per via vocale, nel 2020.

Sempre su mercato USA, nel 2017 il 13% delle case disponevano di almeno un dispositivo attrezzato per il “voice engagement”, ma il numero delle stesse è destinato a crescere del 55% entro il 2022.

Considerato che anche da noi la “moda” sta prendendo piede, non sarebbe una cattiva idea offrire un servizio simile nelle stanze degli hotel, non credete?

Qualcuno lo fa già, fornendo soluzioni smart per controllare suoni, luci, ambientazione e altri dispositivi tecnologici in camera, e dotando di un dispositivo di intrattenimento e aiuto i propri ospiti (complice anche la disponibilità di copertura wi-fi a 360 gradi in struttura).

Volendo essere un pizzico più visionari e creativi, si potrebbe pensare non solo di fornire un dispositivo, ma anche l’esperienza corretta con cui “animarlo”. Il dispositivo di controllo vocale dovrebbe aver accesso non solo al database ricerche classico (quello dei motori di ricerca presenti online), ma a un database appositamente costruito e confezionato sulle abitudini del cliente, in modo da poterne anticipare i desideri e le necessità. Difficile (ma non impossibile) da costruire, soprattutto alla luce degli impedimenti creati dalle normative sulla privacy dei clienti, che proteggono le stesse informazioni che sarebbero tanto utili per configurare una hotel experience del genere.

In ogni caso, i presupposti ci sono. Vediamo qualche statistica in più…

Secondo uno studio della “Hotel Internet Service” condotto nel 2017 su un campione di ospiti e albergatori nel mercato americano, un ospite su due pernotta in hotel con almeno due dispositivi connessi alla rete: lo smartphone va per la maggiore (dispositivo che resta fra i più usati, come dicevamo, per le ricerche vocali). Il 37% di questi ospiti “smart” è già abituato a utilizzare un assistente vocale, mentre il 60% sarebbe interessato a fruire (o provare per la prima volta) tale strumento anche in hotel.

Il numero di hotel coinvolti nel sondaggio e già predisposti ad accogliere la richiesta, tuttavia, nel 2017 ammontava solo al 7%. La domanda c’era, ma non si era pronti a coglierla.

  • Oggi, però, le cose sono cambiate: secondo Websitebuilder.org, infatti, nel 2019 il 20% delle ricerche mobile è stato condotto tramite assitente vocale

Le tendenze in aumento sono confermate dai trend evidenziati negli ultimi due anni (e con una prospettiva sul futuro di altri due), da queste altre ricerche:

  • Nel 2017, 35 milioni di americani hanno condotto almeno una ricerca vocale al mese, affidandosi a un assistente vocale smart, ma il dato è aumentato del 128% l’anno successivo.
  • a gennaio 2018 sono state stimate una media di ricerche vocali di circa 1 miliardo al mese
  • almeno 1 americano su 6 possiede un device ad attivazione vocale (smart speaker), secondo Google il 72% degli utenti che ne possiedono uno lo utilizzano quotidianamente
  • i dispositivi dovrebbero salire a un totale di 21 miliardi e mezzo entro il 2020

Quanto alle “abitudini di consumo” degli utenti smart:

  • Il 52% delle persone tiene i propri device in soggiorno (secondo Google), il 25% nelle stanze da letto e il 22% in cucina
  • Le ricerche condotte tramite device vocale sono 3 volte più “radicate sul territorio” delle ricerche condotte normalmente (il che ci dice molto sulle abitudini di utilizzo degli stessi: servono per aiutarci, nell’immediato, a svolgere qualche compito quotidiano o a trovare “la via” – di casa, verso un hotel…)
  • Il 41% degli utenti confessa un attaccamento “emotivo” al device (gli sembra di parlare con un amico…): un dato da non sottovalutare, se pensiamo a come le emozioni costituiscano una delle leve più potenti di marketing e fidelizzazione.
  • Nel 2017, le vendite generate da ricerche vocali hanno fruttato quasi 2 miliardi di dollari in fatturato, ma entro il 2022 le cifre sono destinate a salire a 40 miliardi di dollari.
  • Sempre nel 2017, solo il 5% dei consumatori faceva “Voice shopping”. La percentuale è stimata in aumento fino a raggiungere il 50% nel 2022.
  • Secondo un report pubblicato dal Digital Transformation Institute di Capgemini (fonte qui) nei prossimi tre anni gli assistenti vocali rivoluzioneranno il commercio e diventeranno la modalità predominante di interazione con i consumatori, che saranno disposti a spendere anche il 500% in più dei propri soldi, se potranno farlo con le comodità fornite attraverso questa forma di intrattenimento/utilità (potere della suggestione vocale…)

Image sources: brand-news.it

Altre statistiche sullo “shopping vocale”? Secondo questa fonte (novembre 2019):

  • Il 43% degli utenti che utilizzano device vocali, lo fanno per fare shopping (nello specifico, il 51% per ricercare prodotti da acquistare)
  • Il 51% degli utenti usa i device vocali per cercare ristoranti nelle vicinanze, il 28% procede a contattare la struttura business tramite comando vocale (senza cercarne altre – una percentuale di realizzo mica male!)

Concludendo con due percentuali che dovrebbero darci da riflettere:

  • Si stima che nel 2020 il 50% delle ricerche online verranno effettuate “via voice” (il 30% delle quali senza accedere all’ausilio di uno schermo, in nessuna fase, dalla ricerca al perfezionamento dell’acquisto)
  • Si stima inoltre, fra le altre cose, che il 52% degli utenti di smart speaker e device a attivazione vocale sia propenso – se non entusiasta – a ricevere informazioni tramite il device, soprattutto per quanto riguarda promozioni, sconti e offerte.

Addio “vecchie” email che intasano la casella di posta elettronica, benvenuto streaming vocale delle “offerte del giorno”?

Insomma, a quanto pare abbiamo a che fare con un pubblico pronto e ricettivo, e soprattutto con dei consumatori ben dispsti nei confronti dei device tecnologici più all’avanguardia e in grado di soddisfare le loro richieste senza sforzo, nel minor tempo possibile e… comodamente. La rivoluzione è dietro l’angolo, o meglio, a un “Ok, Google” di distanza, ma voi – cari albergatori – come vi adatterete?

Related Posts