Ello, il nuovo social: perché per me è NO

I trend delle conversazioni online di questa settimana notano un crescente vociferare e interesse a proposito del “nuovo social” che pare sia destinato (entro quando, non si sa) non soltanto a spodestare Facebook dal trono ma a sotterrarlo proprio e definitivamente: Ello.

Un nome dal vago sentore Fantozziano (provate a pronunciarlo come lo farebbe il Ragioniere e ditemi se non ho ragione), una grafica nuova ed essenziale (molto Ikea style, donata “a fondo perso” dal designer e co-fondatore della piattaforma, e che con l’escamotage di nascondere le immagini di profilo con un incombente smile nero la butta anche sul ridere/incuriosire), uno statement in forma di Manifesto che, con le migliori intenzioni, recita frasi da acchiappo come “più semplice è B-Ello”, “tu non sei un prodotto”, “sii libero di essere quello che vuoi” e “il Grande Fratello ti osserva online, ma da noi no!”, questo Ello sulla carta sembra avere tutti i numeri per sfondare.

Un noto comico direbbe “è tutto molto(b)Ello”.. in realtà a me non sembra proprio così. Anzi.

Vi lascio approfondire ad altre fonti i dati anagrafici da cartella stampa su questo social, e, mi ripropongo con questa breve riflessione di darvi un punto di vista parallelo rispetto al generale e condiviso “entusiasmo” per il nuovo social network “dei nati liberi e che liberi si vogliono sentire”, chiedendovi: si, ma a che prezzo?  E: ne vale veramente la pena?

Dubito che la maggior parte di quelli che stanno cavalcando l’entusiastica onda del “vai, che bello, un nuovo social, DEVO ASSOLUTAMENTE esserci perché fa figo” sappia esattamente in che cosa si andrebbe a cacciare. E non parlo solo di Ello: quanti “profani” ovvero chi non gestisce i social a livello professionale, conoscono esattamente ogni funzione, ogni impostazione per la tutela corretta della privacy (propria e altrui), le caratteristiche principali e quelle specifiche di ciascun social e come usare tutte queste informazioni correttamente?

E’ difficile anche per chi ne mastica tutti i giorni, credetemi. A maggior ragione con un nuovo social uber-figo di cui si chiacchiera tanto, ma che nessuno ha ancora davvero provato, sul lungo periodo (si, certo, 31mila utenti in un solo mese… ma io non ne conosco nemmeno uno, quindi sono titolata a non fidarmi delle “recensioni” finora lette, giusto?)

Ecco dunque perché, analizzate le premesse sinora disponibili, per me questo Ello è “grazie, ma no grazie”:

1. il social libero per gente libera… in cui si entra solo a invito. E già qui, scatta la sindrome nel popolino: perché a me nessuno mi invita? Che, i miei status non sono belli come quelli degli altri? Si, ma io ho il nuovo iPhone6, ho fatto la coda per 3 giorni per averlo, come mai non c’ho la app di Ello sbloccata??

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E vai, a richieste di inviti, tavole rotonde per capire dove cliccare per entrare, sfrantego generale di tutti i propri contatti agenda/Facebook/Twitter per farsi invitare da qualche povera anima che è già dentro. Si riesuma persino Google+, hai visto mai che abbia una qualche utilità.

Ma chi ha studiato un minimo di marketing del lusso sa che questa è una regola fondamentale: non importa la realtà del prodotto, importa come lo vendi. L’allure di esculsività è una calamita irresistibile… per i deboli di volontà che si sentono appagati solo tramite il possesso dello status symbol dell’ultima ora.

Mi spiace, ma è questo il meccanismo psicologico.

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2. Seriamente: niente facce, niente nomi reali? E che siamo, all’Anonima Supereroi Riuniti?

Ufficialmente il social nasce per sfidare Facebook proprio su questa questione: l’imposizione di utilizzare i nostri nomi reali per accedere alla piattaforma e la “no nickname” policy. Il tutto, vorrei ricordare, accade per proteggere e tutelare la privacy di ciascuno di noi, paradossalmente: niente persone fittizie significa poter risalire in qualsiasi momento all’utente responsabile di ciascuna azione. Soprattutto per quelle che vanno a ledere il nostro diritto di non essere stalkerati, importunati, vittime di spamming e commenti più o meno leciti di cui, nel corso nella mia breve lunga carriera sui social ho avuto numerose e molto colorite esperienze.

Dio salvi quindi per me Facebook, e i suoi criteri di tutela della mia privacy (e ricordo che se non si vuole far vedere il proprio nome o profilo basta saper impostare con un minimo di professionalità i propri setting privacy).

3.       Privacy: no grazie.

Quando invece io dico: si, eccome! Visto che su Ello, qualsiasi cosa si decida di condividere è pubblica. Aperta a tutti, non solo ai propri amici/contatti, ma proprio a tutti. A chiunque.

Senza la possibilità di bloccare contatti, impedire a chicchessia di seguirti, commentarti, stalkerarti se vuole, senza possibilità di segnalare contenuti e persone poco corretti”, diciamo.

E questa è la policy deliberatamente scelta da “quelli di Ello”.

Per chi ancora stentasse ad afferrare la pienezza del concetto, e volesse leggere una testimonianza su come Ello faccia tutto tranne che proteggere la vulnerabilità e privacy di una persona, lascio il link: è in inglese, ma vale la pena di fare uno sforzo per capire chi o COSA c’è veramente su questa piattaforma.

4. Qualcuno mi ha già obiettato: a vederlo così sembra una di quelle piattaforme per gli incontri galanti… Ecco. In effetti… l’evoluzione 2.0 mascherata da social di controtendenza.

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5. Niente pubblicità: si, anche Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram (devo andare avanti con l’elenco?) lo hanno detto agli albori della loro carriera, e poi…

E poi siamo seri, dai: tutto sto casino per un po’ di pubblicità nelle sidebar? Se ci dispiacesse così tanto nessuno cliccherebbe, nessuno ci investirebbe (nemmeno se costretti, come avviene ora, dal famigerato algoritmo), e la piattaforma l’avrebbe già eliminata.

6. Niente tracking dei miei interessi e delle mie azioni online… almeno su Ello.

Phew, che sollievo: ci sarà almeno un angoletto di paradiso dove potrò confessare di amare i romanzetti Harmony sopra ogni altra cosa senza essere per questo ghettizzata, derisa o vilipesa… o sommersa da ads pubblicitari che mi invitano a comprare i suddetti romanzetti su Amazon, Ebay (quelli vintage) e compagnia bella.

No, guardate, già a saperlo mi sento una donna più libera e indipendente.

Ultimo, ma non ultimo, il punto che più dovrebbe interessarvi come potenziali “investitori” sul nuovo social:

7. Non siamo un prodotto = non ci possiamo fare business.

Per tutto è nato questo social, tranne che per fare business: per protesta, per esercizio estetico, per tutelare certe libertà “imprescindibili” come quelle di nascondersi dietro una personalità fittizia per connettersi con altre persone e scambiarsi… pezzi di vita (vera? Vien da chiedersi), “per connettersi e non per guadagnare”. … quindi, per i nostri fini (quelli di trovare nuovi modi e canali per il nostro business), Ello è escluso a priori.

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E se con un certo senso di sollievo, oppure con rimpianto, questo dovrete essere voi a dirmelo: io ho detto il mio NO, voi cosa ne pensate?

Attendo i vostri commenti!

 

 

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