Google Plus: vale ancora la pena di sfruttarlo? E se si, come?

È notizia di poche settimane fa: Google si è “sganciato” da Google Plus, annunciando che d’ora in poi i servizi che prima richiedevano accesso tramite il social Google Plus (ad esempio Youtube) non lo richiederanno più. Non come step fondamentale per l’accesso almeno.

Decisione “difficile” da prendere, necessaria soprattutto nel tirare le somme e rendersi conto, una volta di più, che il social di casa Google non ha mai preso piede sul serio, ma veniva sfruttato dai più come piattaforma alternativa agli altri social, quasi un fastidioso obbligo, sullo stile dei “compiti supplementari per avere il bel voto” – laddove il “bel voto” è sinonimo di posizionamento sul motore di ricerca per i servizi e le aziende collegate al profilo Google Plus o Business.

E dunque cosa accadrà di tutti i profili Google Plus forzosamente aperti e mantenuti dagli utenti, ora? Ora che siamo finalmente liberi di chiuderli senza perderci altro (accessi agli altri servizi Google più “appetitosi” e posizionamento SEO), chiuderemo tutti il profilo Google e tireremo finalmente un sospiro di sollievo nel non doverlo più “curare”, con tanto dispendio di energie?

I più, vedete, si limitavano a ri-postare, a volte in automatico, le informazioni e comunicazioni dei propri altri profili social, del proprio blog, delle proprie pagine, senza sfruttare appieno il potenziale “Community” del mezzo. Anche perché era davvero una faticaccia coltivare quei contatti (non così business come quelli di Linkedin, ma nemmeno del tutto leisure come quelli di Facebook), con una redemption talmente bassa da far venire le lacrime agli occhi.

Ma ora, conviene davvero “mollare” un canale che, dopotutto, CI SIAMO COLTIVATI, volenti o nolenti?

La risposta, come nelle migliori tradizioni, ognuno di noi la sa in cuor suo: si, se coltivare quel canale in più continua ad essere vissuto come una inutile imposizione, ad esempio. Si, molliamolo, se da anni i nostri post non ricevono neanche un +1 e anzi, i nostri contatti continuano a oscurare i post  di promozione perché, in una piattaforma del genere, li vive come una intrusione fra i propri interessi più smaccatamente leisure.

No, se a nostra community è attiva,però. No se abbiamo i nostri follower, e se ci coinvolgono e si lasciano coinvolgere dalle nostre discussioni. No se vogliamo mantenere quella parvenza di brand communication tanto faticosamente creata, un dialogo aperto con i nostri contatti e, soprattutto, se abbiamo qualcosa da dire. Qualcosa di importante e, si, qualcosa di diverso da quello che diciamo altrove.

No, anche perché nonostante il “divorzio”, la stessa società (Google), non ha intenzione di “spegnere” il social, ma solo di “lasciarlo andare per la sua strada”, qualunque essa sia.

E dunque, che cosa dobbiamo fare per assicurarci di continuare a coltivare bene l’orticello Google Plus? Ecco qualche consiglio per la buona gestione dei profili G+, sia personali che aziendali:

  1. Curare i dettagli: non limitatevi a tenere il vostro profilo Google+ statico, ma continuate ad aggiungere informazioni, utili per chi vi vuole contattare. Aggiornate costantemente anche il profilo Google MyBusiness e il profilo Places nella stessa maniera: accaparratevi i vostri vanity url (url “parlanti” che abbiano il nome del vostro business), ottimizzateli per la ricerca, e continuate a gestire con cura l’account YouTube, indipendentemente dalla fine “che farete fare” all’account Plus (inutile dirvelo, no?)
  2. Curate l’aspetto: il profilo G+, diciamocelo, è strutturato un po’ come un secondo website, un po’ meno interattivo, un po’ più semplice, e gratuito… una brochure, ma non così statica (perché potete caricarci tutti i contenuti che volete, quando volete, e questi saranno navigabili da chi vi visita) perché non approfittarne? Investite in immagini di qualità che parlino di quello che fate e di come lo fate, mostratevi al meglio, mostratevi bene!
  3. Investite nella promozione incrociata: certo, G+ non è Facebook, o Twitter, e nemmeno Linkedin, ma… chi l’ha detto che non potete parlare su G+ dei vostri altri profili e attività social (o blog) e viceversa? Mettete un badge sul vostro sito che rimandi anche al profilo G+ per approfondimenti e contenuti esclusivi: la strategia vincente, come abbiamo detto, è quella che parla di cose diverse su canali diversi.. applicatela!
  4. Curate le vostre community e i vostri contatti: la cura dei contatti, qui, deve avvenire in maniera ancora più maniacale che su Linkedin. Là, infatti, i contatti sono “passivi” (vengono a consultare i vostri contenuti se gli interessa), qui, dovete invitarli a farlo, dovete interagire con loro, ed essere un po’ invadenti anche, si, ma senza esagerare.
  5. Personalizzate la vostra comunicazione, e siate smart: usate gli hashtags giusti e i contenuti giusti, promuoveteli e proponeteli, non siate troppo “rigidi” e istituzionali (non è il luogo adatto!) né nel tono né negli argomenti, e ricordate che il social è nato per condividere I PROPRI INTERESSI… siate dunque pertinenti, più ancora che su Twitter: evitate la tuttologia, e di parlare di cose che non sapete solo per parlarne… la community potrebbe non apprezzare.
  6. Siate utili: l’abbiamo detto più di una volta, dopotutto.. la leva principale per far funzionare un social “aziendale” è essere utili per i propri follower/clienti. Sseguite il principio di utilità e tempestività del buon customer care, e ne vedrete i frutti. Non siate timidi: esponetevi e lasciatevi contattare dai vostri clienti… non dimenticate che da quelle parti vengono mostrate anche le recensioni Tripadvisor delle vostre strutture, ad esempio, e che vi si dà la possibilità di gestirle, anche (cosa che, sbagliando, non fa quasi nessuno).
  7. Affidatevi a qualcuno bravo: siccome la gestione di questo canale, forse più che di altri, non è roba per principianti e richiede, esattamente come la gestione delle comunicazioni sul vostro sito, blog, pagina Facebook etc. una pianificazione strategica non indifferente, gestirla a livello amatoriale risulta alla fin fine la stessa cosa che non gestirla affatto. Affidatevi, piuttosto, a qualcuno che sappia cosa sta facendo, che sappia come consigliarvi, valutare le vostre statistiche di traffico e interazione, e come creare i contenuti adatti per la vostra strategia comunicativa e, non ultimo, come creare engagement con i vostri follower (attuali e potenziali) e le community più adatte a promuovere il vostro business.

Se avete bisogno di qualche altro consiglio, lo sapete, noi siamo qui!

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