Instagram, advertising e algoritmo: la triste svolta

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E’ notizia di poche ore il calo registrato dalle statistiche Instagram, la piattaforma “regina” fra i social “d’immagine”, in termini di crescita follower (-46% a febbraio, rispetto al mese precedente) e di engagement rate (che scende del -11,6%, pur restando superiori a quanto registrano nello stesso periodo i competitor principali, Facebook e Twitter, che registrano rispettivamente lo 0,5% e lo 0,04% di engagement sul totale utenti).

Mentre la piattaforma continua a registrare un numero di utenti advertisers (ovvero che fanno ads, pubblicità, sulla piattaforma) che sfiora i 200mila in più di 200 paesi nel mondo, battendo sia gli utenti attivi mensili che gli utenti attivi che fanno ads su Twitter (così per dire),  le statistiche di crescita e engagement subiscono la prima battuta d’arresto in un lungo, lunghissimo periodo.

Che si sia usciti dall’età dell’oro? Non siamo solo noi a chiedercelo.

In casa Instagram, giustificano il trend in calo con una crollata di spalle e una manciata di considerazioni al limite dell’elementare:

  • il sempre più alto numero di brand che tentano la scalata alla piattaforma,
  • il numero di post più elevato,
  • le sponsorizzazioni a pagamento in crescita

Tutte bellissime cose che ci rendono orgogliosi ma, purtroppo, hanno un caro prezzo e un risvolto amaro: il calo di visibilità organica, vero spauracchio del terzo millennio.

Elementare Watson: si è di più a sgomitare per la poca attenzione degli utenti su piattaforma, qualche contenuto deve “cedere il passo” e cadere nell’oblio.

È tutto molto bello, tranne quando è molto brutto.

La vita è fatta di sacrifici, bisogna farcene una ragione e attrezzarsi per combattere con nuove armi e nuovi slanci. La propaganda è già iniziata.

Come risponde, infatti, la piattaforma alla minaccia di questi trend in calo? Con preoccupazione e isterismo collettivo?

No: annunciando che a breve, anzi brevissimo, imiterà Facebook montando un algoritmo che ”scombinerà” le timeline dei profili, proponendo contenuti non più in ordine cronologico, così come vengono pubblicati ma… secondo una formula segreta (si, come quella della Cocacola, che non sai mai quello che c’è dentro però ti piace… eccome se ti piace!).

L’entusiasmo ufficialmente veicolato dalla piattaforma in merito all’algoritmo giustifica la scelta come un doveroso atto dal profilo dell’utilità verso i propri utenti: con l’aumento degli utenti online, e la possibilità di gestire in contemporanea e seguire un numero sempre maggiore di profili, le timeline di Instagram si stanno affollando… per questo i singoli post perdono visibilità e efficacia, non c’è più tempo per stare dietro a tutto o a tutti.. serve un algoritmo in grado di comprendere le esigenze degli utenti e proporre loro i contenuti più adeguati ai loro interessi!

Perché non ci avevamo pensato prima?

Ma ovviamente perché Facebook non aveva ancora comprato Instagram, o aperto la possibilità di fare seriamente ads su entrambe le piattaforme, e farle “comunicare” virtuosamente (soprattutto dal punto di vista pecuniario).

Ecco dunque che il vil denaro arriva ad influenzare l’ultimo baluardo della resistenza “organica”, la piattaforma più “libera” di tutte: il successo di Instagram è stato decretato proprio dalla mancanza di questi vincoli, e da quella certa “legge della giungla” e della meritocrazia che, prima dei follo4follow, dello scambio di like e della compravendita di follower, incoronava come vincitori i profili in grado di scattare le foto più belle e immediate.

Negli ultimi mesi, però, la piattaforma è cambiata così tanto da essere diventata irriconoscibile: ha perso la sua genuinità, vi regnano la legge del più ingordo (di follow, di like) e del più becero, ed è sempre più difficile trovare profili che mettano online contenuti di qualità o originali.

Il consiglio che viene dato agli utenti (e che quindi dobbiamo fare nostro come il più prezioso dei tesori  se vogliamo continuare a gestire il profilo Instagram del nostro hotel, bar o ristorante)?

  1. Fare ads a pagamento (ovviamente) per cominciare a posare le basi della propria “strategia di galleggiamento” sulla piattaforma, e non farsi trovare impreparati: considerare gli ads come uno slancio per superare il “rumore di fondo” che ormai imperversa sulla piattaforma, è la parola d’ordine ormai
  2. Dirottare investimenti dagli altri social a Instagram: nuove regole significano nuovi vincitori, perché perdere tempo su piattaforme che non performano altrettanto bene, o non performano più?
  3. Investire tempo e risorse, soprattutto cognitive: reinventare l’acqua calda in maniera creativa è il nuovo obiettivo dell’Instagram manager. Ormai solo con una squadra di creativi veramente “creativi” alle spalle si può andare da qualche parte, sulla piattaforma… o no?

La triste verità, ci sembra però questa: la “svendita” al lato oscuro è solo l’ennesimo passo dopo una già di per sé triste svolta. Ci aspettiamo a breve che, montato l’algoritmo, si inneschi il vizioso meccanismo che sta già mietendo vittime e visibilità su Facebook, quel terrorismo psicologico secondo cui “o paghi, o i tuoi contenuti non saranno visibili” e di li, la lenta agonia dei profili meno danarosi, destinati alla “nicchia” o all’oblio.

Che peccato, però, non trovate?

 

Ispirazione, fonti statistiche e post originale qui

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