Instagram: il social su cui puntare per il 2018?

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Il panorama social e web cambia rapidamente, lo sappiamo ormai benissimo. Così come sappiamo che è sempre bene non dormire troppo sugli allori quando si tratta di social media: interrogarsi costantemente sul proprio operato e tenersi informati su nuovi trend e tecnologie è un must fondamentale del settore.

Da questo orizzonte sono nate le considerazioni esposte qui di seguito, su quale potrebbe essere la migliore piattaforma social su cui essere presenti nel 2018 (se già non lo siete): Instagram.

Partendo dal presupposto che un buon piano di comunicazione prevede la presenza “almeno” sui tre social “di base” (Facebook, Twitter e Google Plus), il nostro consiglio è quello di prevedere l’apertura e gestione del canale Instagram, che ormai va a braccetto con il fratello maggiore, Facebook, ed è diventato un irrinunciabile. E se vi state chiedendo perché, ecco alcuni punti su cui ragionare:

  1. I numeri: secondo le recenti rilevazioni di vincos.it e we are social/Hootsuite, Instagram a gennaio 2017 si posizionava già in quasi ogni paese del mondo come il secondo social network per numero di utenti ed importanza (di solito dietro al fratello maggiore, Facebook, superando di gran lunga Twitter e Snapchat, e tenendosi appena al di sotto delle performance delle due piattaforme di instant messaging Messenger e Whatsapp). È notizia recente, poi, che Instagram abbia recentemente raggiunto la soglia degli 800 milioni di utenti attivi su piattaforma al mese, di cui 500 milioni sono attivi anche ogni giorno (per dare un’idea delle grandezze, Facebook ne ha dichiarati 2 miliardi, Twitter 328 milioni, Whatsapp e Messenger 1,3 milioni).

Secondo Instagram stesso, poi, oltre 300 milioni di utenti utilizzano le Stories ogni giorno per interagire con il proprio pubblico, mentre più dell’80% degli utenti dichiarano di seguire almeno una azienda su piattaforma (ma sicuramente sono di più).

Una più che discreta base di utenti su cui lavorare, in alcuni casi meglio profilata di quella delle piattaforme più grandi: chi l’ha detto infatti che la sicurezza sta nei grandi numeri? È molto più facile farsi notare in una folla meno numerosa che farsi inglobare e sparire in una tendenzialmente sterminata.

  1. Integrazione quasi obbligata con Facebook, che porta pro e contro: da quando le due piattaforme si sono “fuse” Instagram ha acquisito un partner finanziario e tecnologico grazie a cui ha potuto avvantaggiarsi sul mercato conquistando non solo un pubblico più ampio, ma anche gli strumenti per permettere alle aziende di gestire e migliorare le proprie performance su piattaforma, sia in maniera organica che a pagamento. I cambiamenti però hanno interessato anche la “Filosofia” della piattaforma, a partire dalla logica di presenza dei contenuti nel feed notizie, che si è lentamente andato ad orientare più sul modello Facebook (proposta secondo algoritmo che valuta preferenze, interazioni e interessi) che su quella che era l’idea di origine (e motivo di successo della piattaforma): il funzionamento meritocratico. Là dove prima a vincere erano i contenuti ed i look migliori, oggi a conquistare le prime posizioni sul feed sono i contenuti a pagamento e quelli di aziende e brand che hanno investito più risorse sulla piattaforma (anche non solo monetarie).
  2. Trasparenza e dichiarazioni di intenti: dopo la regolamentazione delle sponsorizzazioni su piattaforma (ne abbiamo parlato qui), la reputation della stessa è notevolmente cambiato e la rinnovata trasparenza permette una gestione migliore non solo delle proprie campagne ma del rapporto di fiducia con il cliente sia potenziale che finale.
  3. La piattaforma ideale dove fare brand curation e stimolare la brand awareness, più ancora che su Facebook: perché? Perché è il contenuto a farla realmente da padrone su Instagram, e a permettere al brand di veicolare il proprio messaggio e il proprio set valori al proprio pubblico, stabilendo con esso un legame emotivo forte e basato sulla fiducia. E sulla condivisione di valori, emozioni e interessi. Su Facebook il brand è alla portata di tutti, su Instagram parla in maniera ancora più personale al pubblico, una leva da non sottovalutare, soprattutto se consideriamo:
  4. La forza della community Instagram e delle sue storie: la piattaforma non è più solamente un’app per condividere le proprie foto, ma un potente strumento utilizzato in tutto il mondo per trarre ispirazione, cercare un contatto, coltivare i propri interessi, raccontare la propria storia… o seguire quella degli altri. Il potenziale narrativo della piattaforma è ciò che ne ha decretato il successo, ed è anche la chiave di volta su cui basare la propria strategia per avere successo sulla piattaforma.
  5. La promozione su piattaforma ha ancora un costo relativamente basso: che in coincide come investimento con quello delle stesse azioni pubblicitarie effettuate su Facebook, ma che in alcuni casi permette di raggiungere prestazioni più elevate, e risultati “migliori” (ad esempio per quanto riguarda velocità e intensità di interazioni).

Sembra dunque che sia giunto il momento buono per investire su questa piattaforma: là dove su Facebook ricorrere agli ADS a pagamento è ormai diventato obbligatorio per le aziende (almeno per quelle che intendono sfruttare il canale per raggiungere nuovi bacini di utenza potenziali), su Instagram non si configura ancora un obbligo, ma un’opportunità. Le promozioni che vengono sponsorizzate su Facebook finiscono anche su Instagram (grazie all’integrazione delle due piattaforme e alla scelta ragionata dell’inserzionista), finendo per promuovere i prodotti su due bacini di utenza che in alcune aree si intersecano e in altre no. ed è qui che la cosa si fa interessante, se facciamo la considerazione di prima:

Facebook = bacino di utenza ormai troppo ampio, che va segmentato attentamente

Instagram = bacino di utenza più ristretto ma variegato e focalizzato.

Banalmente, infatti, se provate ad aprire un account nuovo su entrambe le piattaforme vi accorgerete di quanto lentamente procede il profilo Facebook rispetto a quello su Instagram per quanto riguarda nuovi like, follower e interazioni.

Instagram ha anche il tasso di interazione più alto fra tutte le piattaforme social, al momento (oltre il 70% in più rispetto che Twitter e Facebook).

Veniamo ora alle considerazioni che remano contro l’utilizzo di Instagram per promuovere la propria azienda- hotel online:

  1. Non tutti i business sono adatti a promuoversi su Instagram: ogni piattaforma ha le sue preferenze, e Instagram è tanto attivo quanto… schizzinoso. Mentre su Facebook ci sono proprio “tutti”, su Instagram ci sono solo gli utenti più smart, quelli tecnologicamente avanzati, quelli attenti all’immagine e alla fotografia, quelli a più alta profilazione e quelli abituati a fare business online. Le categorie più rappresentate, ad esempio, sono architetti, fotografi, creativi, blogger, mentre le sfere di interessi più toccate sono food, fotografia, spettacolo, moda e fashion business, animali, bambini. Le categorie merceologiche più golose, insomma.

Se il vostro pubblico potenziale coincide con questi interessi e profili: buttatevi senza pensarci due volte, ma se la vostra sfera business è lontana da questo panorama è meglio astenersi.

  1. La partnership con Facebook porterà prima o poi alla “chiusura delle frontiere”: ovvero anche su Instagram prima o poi le aziende verranno semplicemente costrette a fare ADS a pagamento per ottenere visibilità e risultati, oppure non farli e cadere nell’oblio.
  2. Perdita dell’identità “creativa” della piattaforma: quello che era nato come un mezzo per promuovere il virtuosismo degli utenti, i contenuti creativi, i punti di vista originali si sta appiattendo e uniformando al panorama social preesistente (ovvero a Facebook). Abbiamo visto il feed notizie che dalla logica meritocratica e cronologica è passato alla logica di investimenti e posizionamento strategico, e dobbiamo ricordare che alcuni pionieri, creativi puri con milioni di follower, si sono cancellati recentemente dalla piattaforma perché non trovavano più stimoli a continuare ad utilizzare uno strumento che, smettendo di essere forma d’arte innovativa, si sta piegando troppo alle logiche commerciali.
  3. Su Instagram non si può fare lead generation: diversamente da quello che accade su piattaforme di proprietà del business (sito web, mailing, blog, etc.) da Instagram & co. non si possono ottenere liste di utenti che interagiscono con il brand e non si hanno altri modi per profilare il proprio pubblico o interagire con esso se non passando dai Facebook ADS, anche in quel caso con possibilità limitate. Le piattaforme sono molto gelose dei propri contatti (o forse sono solo preoccupate per la privacy dei propri utenti?).

Queste sono dunque le considerazioni che ci dovrebbero portare ad una decisione in merito ad un investimento su Instagram per il 2018. Vedremo nel prossimo post come sfruttare al meglio la piattaforma per promuovere il proprio business: un’occasione ghiotta soprattutto per hotel, ristoranti e destinazioni turistiche.

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