Ristoranti, hotel e recensioni: pensieri da rientro

Dopo un periodo di ferie o quasi, di hotel in overbooking, di ristoranti solo su prenotazione e di albergatori con lo sguardo fisso sull’ultima recensione, leggo un articolo sul locale più recensito al mondo e sul top ristorante di Milano.

Il locale più recensito al mondo, si al mondo, si trova a Firenze e non è un ristorante stellato, bensì un locale storico della città dove vengono servite ottime schiacciate. Un posto tranquillo con grande attenzione agli ingredienti e con un prezzo medio.

Il ristorante con le migliori recensioni di Milano è invece un chiosco, si un chiosco, con sedie e tavoli di plastica che serve appetitosi panini farciti che prendono il nome dai calciatori.

Niente di trascendentale nemmeno qui: niente chef stellati o location iperesclusive, e prezzi più abbordabili che quindi, allargano la “base numerica” di utenti che potenzialmente possono provare l’esperienza di una “cena” e lasciare poi una recensione, decretando forse parte del successo… ma il dubbio sorge spontaneo comunque: non è che alla fine dei conti siano gli “altri” valori, quelli che si trasmettono, ad averla vinta?

Non è che forse, qualsiasi sia il “livello” su cui si vuole posizionare il business, alla fine siano cortesia e qualità la strada giusta da percorrere per soddisfare il cliente?

Alla luce di queste considerazioni, poi, dobbiamo osservare che probabilmente la guerra all’ultima recensione andrebbe fatta anche considerando più fattori di quelli che vengono presi in esame attualmente: fattori come il target di riferimento di ciascun esercizio, ad esempio.

Attualmente infatti i siti di recensioni, Tripadvisor in primis, esprimono il contributo della rete, delle persone che “sentono” di dover lasciare una recensione sulla propria esperienza: persone ormai educate a farlo (ma forse non ancora abbastanza educate a farlo BENE… ma questa è un’altra questione), che esprimono il proprio giudizio sull’onda del  momento, o “di pancia”, e che si esprimono il più delle volte senza tenere conto del giudizio complessivo del target a cui fanno riferimento.

Per questo a volte la guerra delle recensioni si rivela un’inutile battibecco, e molte volte le famose palline vanno “prese con le pinze”, e per questo forse, converrebbe ricordare un po’ più spesso che la soddisfazione del cliente a volte non si conquista a priori con il design del locale o con l’esclusività dell’esperienza fornita, ma con la capacità dell’esercente di soddisfare le specifiche esigenze dei propri clienti – perché questo sono, CLIENTI – e, facendo un passo più avanti, con un impegno costante a conquistarli con tutte le armi a propria disposizione.

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