Misurare il ROI delle tue attività sui social, è possibile?

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Misurare il ROI delle operazione di marketing e webmarketing online è una delle cose più difficili (se non impossibili) per chi si avventura sui social o su web con la propria azienda. In alcuni casi l’investimento in tali attività è un puro atto di fede (oppure una scelta obbligata perché “così fan tutti”), in altri una scelta oculata.

È vero: ci sono alcune attività il cui ROI (ritorno degli investimenti, appunto) non può e non potrà mai essere misurato, ma ce ne sono anche altre in cui invece può esserlo. Anzi, è doveroso farlo.

Un ROI misurabile rende felice il nostro capo e l’investitore che “si fida” di noi (come social media marketers), ma serve anche noi in primis per misurare la bontà delle azioni intraprese e/o valutare modifiche, cambi di rotta o addirittura l’abbandono della nave (prima che sia troppo tardi).

Vediamo insieme dunque come misurare efficacemente il ROI delle nostre attività online (in particolar modo sui social):

  1. Gli insights forniti da ciascuna piattaforma social sono la base da cui partire per le nostre misurazioni: amici, non nemici, da sfruttare per il nostro tornaconto. Senza, rischieremmo di rimanere “ciechi e sordi” alle risposte del mercato che stiamo andando a sollecitare con le nostre comunicazioni online: non riusciremmo a misurare trend e comportamenti, preferenze e “cose che funzionano” (piuttosto che quelle che invece non funzionano affatto), quindi meglio familiarizzare fin da subito con gli insights e implementare una routine di consultazione e confronto almeno settimanale.
  2. Riconoscere gli insights utili (ai nostri scopi) da quelli inutili è fondamentale. I primi sono quelli che ci dicono qualcosa, del nostro cliente o potenziale tale, che possiamo sfruttare per “trovarlo la prossima volta” con meno sforzo (sui social) o attirarlo dove vogliamo (sul nostro sito web, a fare una prenotazione). Quelli inutili (anche chiamati “Vanity metrics”) sono quelli di cui non ci possiamo nemmeno più vantare con gli amici: in un’epoca in cui acquistare un like per la nostra pagina Facebook costa meno di dieci caffè non ha molto senso antarsi delle migliaia di follower… meglio concentrarci sulla percentuali di follower che cliccano o interagiscono con i nostri contenuti, o sono fidelizzati (quindi ci commentano, tornano da noi, etc. etc.)

Alcuni esempi di metrics utili sui social:

  • “Bounce rate” e tasso di abbandono: utile quanto sapere chi resta con noi, è sapere chi ci abbandona, quando e perché (per evitare di continuare a fare gli stessi errori e perdere clienti per strada)
  • Condivisioni e interazioni, non semplici like: vero è che più follower ha una pagina più sono le possibilità che i suoi contenuti siano visti in giro e quindi trovino un terreno più fertile in cui attecchire, ma sarebbe meglio concentrarsi sui contenuti che stimolano l’interazione e sulla fetta di pubblico che ancora “si muove” piuttosto che su quella inerte

Per un approfondimento su metrics e insights, consultate questo e questo post.

  1. L’impostazione delle campagne advertising: farla bene oggi per misurare domani. Alcune piattaforme forniscono ottimi strumenti per il tracking di ogni attività compiuta dagli utenti da quando cliccano sul link della campagna (ADS di Facebook, ad esempio, o remarketing, o Google advertising), perché non usarli? L’importante è conoscere la piattaforma su cui ci si sta muovendo: su Facebook, il passo fondamentale per monitorare conversioni, comportamenti dei navigatori e ROI sono i pixel (piccole stringhe html da inserire all’interno della landing page del sito verso cui si stanno mandando i click per collegare le attività pre e post spostamento dai social a sito web), mentre Google ci fornisce con la piattaforma AdWords una serie complessa e completa di strumenti per misurare tutte le performance rilevanti.
  2. Incrociare i dati: è la parte forse più difficile di tutto il processo di verifica e confronto, quella che ci costringe a mettere a confronto insights e statistiche da piattaforme diverse, che in alcuni casi non combaciano nemmeno. Tracciare il comportamento di navigazione e il percorso di acquisto di un utente che sta sul nostro booking engine è operazione abbastanza complessa ma necessaria: senza farlo non potremmo capire se le percentuali di abbandono, ad esempio, sono dovute a prezzi poco appetibili o tempi troppo lunghi per l’apertura delle pagine, se la compilazione dei dettagli delle prenotazioni è tanto lunga da a scoraggiare il cliente o se le informazioni fornite sulle nostre pagine sono poco chiare.
  3. Correggere e ricominciare: una volta che abbiamo consultato le metriche giuste, è tempo di prendere decisioni altrettanto giuste e correggere la rotta delle nostre pagine/profili social. Qualche esempio: i nostri post hanno like modesti e nessuna interazione? Non è un bene, il nostro obiettivo è sempre e comunque creare condivisioni, non solo farci vedere o far parlare di noi, e soprattutto convertire in preotazioni. Sforziamoci di produrre contenuti belli all’occhio ma significativi e utili: promozioni con sconti ma che non siano scontate, informazioni utili, curiosità, immagini e testi che stimolino l’emotività dei follower e facciano leva sul sentimento di “appartenenza” alla nostra community, etc.
  4. Integrazione, è la parola d’ordine (sì, anche qui): più i vostri strumenti di misurazione, calcolo e vendita sono integrati, più facile sarà per voi prendere le decisioni necessarie e metterle in pratica con il minor sforzo (e il maggior risparmio di tempo/budget). E non dimenticate di affidarvi non solo a strumenti quanto più possibile integrati e semplici da consultare, ma a professionisti che sanno di cosa stanno parlando (e misurando)…

Se avete bisogno di qualche buona dritta o consigli personalizzati per misurare il ROI dei vostri sforzi online, non esitate a contattarci cliccando qui o tramite il form!

Ispirazione sulle tematiche di questo post, qui.

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