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Social media trend: le previsioni per i prossimi mesi.

Anno nuovo, nuovi trend? Forse, o forse sono i “vecchi” che si trasformano in qualcosa di nuovo. Soprattutto sui social, ormai sappiamo di non poterci adagiare sugli allori, ma di dover rimanere sempre vigili e “sul pezzo”, perché l’importante è saperli riconoscere, questi trend, mentre ancora sono in fieri, e sapercisi adattare in modo da sfruttarli a vantaggio del nostro hotel, giusto?

E allora eccoli riassunti per voi, con qualche buon consiglio su come far fronte al cambiamento:

  1. Video, video e ancora video. I contenuti più interagiti restano non solo quelli di qualità, ma quelli di qualità e “movimento”. Le immagini devono essere belle, i video coinvolgenti e, soprattutto, tutto quanto insieme deve raccontare una storia.
  2. E quindi, ancora una volta lo storytelling rimane principe, laddove “il contenuto è re”… ne abbiamo parlato recentemente in questo post.
  3. Social media selling. Con lo spostamento dell’attenzione verso il digitale, il potenziamento delle reti e la spinta data agli e-commerce durante la pandemia, è naturale conseguenza che parte degli sforzi di vendita vengano indirizzati sulle piattaforme social che, come abbiamo detto più volte, se gestite bene offrono interessanti spunti per impostare i primi passi della propria strategia. I social di per sé non vendono, ma possono essere sfruttati come canale primario di comunicazione e come “esca” per iniziare il percorso del cliente verso la prenotazione.
  4. Personalizzazione delle comunicazioni (che poi rispecchia il trend analogo che abbiamo osservato nei servizi forniti con la hotel experiencein questo post). Basta contenuti generici su cui gli utenti non possono fare altro che sorvolare, le parole d’ordine per il prossimo segmento temporale sono:
    • comunicazioni ad hoc, studiate per colpire e anticipare interessi e desideri degli utenti (in questo ci dà una gran mano lo storytelling, che abbiamo già citato)
    • segmentazione intelligente
    • advertising mirato (che porta alla generazione di lead attivi)
  5. Nuove esigenze, nuove piattaforme, nuovi contenuti. Con l’avvento della pandemia e l’innesto di un nuovo tipo di normalità, anche sui social stiamo assistendo alla nascita di nuove abitudini e necessità per i consumatori. Qualche esempio?
    • Lo smartworking cambia non solo la pianificazione delle attività lavorative, ma anche le abitudini di fruizione dei contenuti di svago: non esiste quasi più la “settimana lavorativa”, il tempo di lavoro e quello di riposo si mescolano. Brutta che sia questa cosa, tocca adeguare le proprie comunicazioni per colpire gli utenti nel momento in cui “abbassano la guardia” o stanno cercando esattamente il tipo di contenuto che possiamo offrirgli.
    • Le esigenze degli utenti sono sempre più specifiche (personalizzazione, giusto?). Se non ci si appella a queste esigenze nel modo giusto e fin dai primi step del processo di conversione da ricerca a prenotazione, si rischia di non essere nemmeno presi in considerazione. A volte basta la call to action giusta, altre bisogna impegnarsi di più per creare un percorso informativo/esperienziale alternativo al “generalista” (ciò che va bene ai più potrebbe non funzionare per specifici segmenti di clientela). L’importante è conoscere le esigenze del pubblico.
    • A occhio e croce possiamo affermare che oltre il 60% degli utenti ricerca informazioni sui social, prima di prenotare o effettuare un viaggio, lo sapevate? Ma gli hotel, ad esempio, cosa fanno per soddisfare questa fame specifica di informazioni?
    • Gli utenti ricercano una comunicazione chiara, precisa, essenziale e rassicurante. Sono stufi di allarmismo e pessimismo, ricercano conforto non solo nelle soluzioni di viaggio ma anche nel modo in cui l’hotel si occupa di loro prima ancora che partano, ci avete mai pensato? Avete notato in quanti, nel bailamme generale, chiedono agli hotel informazioni su come comportarsi una volta in loco, o su quale sia la situazione sanitaria, o ancora su quali sono le pratiche migliori per viaggiare e muoversi sul territorio? Sono esigenze specifiche anche queste, che andrebbero soddisfatte, se non prevenute per impossibilità di prevedere i futuri sviluppi.
    • Cambiano le abitudini e anche le piattaforme, ma attenzione: non tutte si adattano alle esigenze specifiche degli inserzionisti (così come a quelle degli utenti). Un esempio? Tik Tok. Già lo scorso anno si è distinto per il più alto e veloce tasso di adesioni, e non accenna a voler rallentare la crescita, è pertanto naturale che non solo il pubblico ma anche i potenziali inserzionisti guardino con interesse al nuovo bacino di utenza: demograficamente interessante, sì, ma non per tutti i tipi di “business”. La domanda da porsi è sempre: cosa “vende” di più? Il mio prodotto è appetibile per quel mercato? Staremo a vedere se, assieme a moda, cosmesi e retail anche turismo e viaggi diventeranno “vendibili” su piattaforma, e in che misura. Da non dimenticare, comunque, la necessità di destinare un budget cospicuo per la produzione dei video e lo studio strategico della comunicazione da adattare alle esigenze di questa piattaforma (non ci si improvvisa tiktokers dall’oggi al domani, purtroppo).
  6. Nell’epoca del distanziamento sociale, la rete si fa in rete. Certo, può non sembrare molto sensato consigliare agli hotel di trasferire parte della propria attenzione sull’esperienza “virtuale”, quando vivono del cliente “in casa”, eppure è in questa direzione che si stanno muovendo i social, e tocca adeguarsi. Si comincia a parlare di metaverse, le community diventano sempre più importanti (tanto da spingere i brand verso la creazione del proprio universo – o metaverso, appunto – privato, piuttosto che continuare a sgolarsi sulla pubblica piazza di Facebook e compagnia bella), la condivisione (di valori, oltre che di contenuti, che a sua volta inizia il processo di identificazione e fidelizzazione al brand) diventa fondamentale, ma le regole stanno cambiando. Occhio!
    • L’influencer marketing continuerà a tenere banco
    • Per sopravvivere, i brand dovranno dimostrarsi inclusivi e socialmente responsabili
    • La brand reputation va costruita su basi solide e difesa a spada tratta
    • La community ha una voce e tutta l’intenzione di usarla (meglio fare in modo che lavori per noi, piuttosto che contro di noi)
  7. Last but not least: advertising. La buona notizia è che sui social, con un minimo investimento, si possono ottenere discreti risultati. La cattiva è che senza, ormai, non si va da nessuna parte. Soprattutto di questi tempi. Saremo ripetitivi, ma è così: le regole non le facciamo noi, ma siamo bravi a rispettarle… con una marcia in più.

E dunque, se vi serve qualche consiglio mirato su come sfruttare questi trend o “cavalcarli” verso il futuro, il team #HotelLAB entra in campo con assist provvidenziali (se ci passate la metafora ardita): contattateci per una consulenza mirata alle vostre esigenze, e lasciate che facciamo per voi “la magia”!

Foto di Gerd Altmann da Pixabay