Turismo collaborativo: il mercato sempre più redditizio degli “affittacase” privati

Li abbiamo visti comparire, dapprima timidamente, sul mercato, e poi fare il grande botto.

Li abbiamo visti passare da “una moda passeggera per poveracci” a una moda e basta, che va bene per chiunque. Per chiunque sappia accontentarsi (di una camera senza servizio) così come di chiunque abbia qualche pretesa in più e la sappia tradurre in una ricerca razionale e orientata alla qualità online.

Dal “surfcouching” (in poche parole: quando ti fai ospitare sul divano di qualcuno) al vero e proprio “house rental” di breve, medio o lungo periodo, i siti di “affittacase” e affittcamere” privati, sul modello di Airbnb, House trips, Wimdu, Homeaway, Only Apartments e soci, hanno ormai spopolato.

Sul web ce n’è per tutti i gusti, oltre 50 siti, i più dei quali specializzati (solo short stay, solo appartamenti, solo ville, solo resort esclusivi, solo alcune destinazioni, solo famiglie con bambini, solo B&B, solo divano… l’ultima genialata è il WC rental… ma non addentriamoci oltre).

Dal 2012 al 2015 Airbnb, nella sola Italia, è diventato il terzo mercato per gli affitti temporanei (fonte: Sole 24 ore, giugno 2015), con un tasso di crescita del 650%. In 3 anni.

Per forza che ora anche Tripadvisor, che si definisce il “portale di viaggi più grande del mondo”, sta sgomitando per entrare nel nuovo segmento di mercato e accaparrarsi una bella fettina della torta d’oro: gli annunci di Tripadvisor Vacations Rental cominciano a comparire persino sui social.

“Iscriviti”, invita il portale Holidaylettings by Tripadvisor, “e affitta la tua casa/camera per brevi periodi, pagando una commissione del 3% (a Tripadvisor) solamente quando ricevi la prenotazione” (chi invece prende la casa in affitto dovrebbe versare il 10%, sempre che Tripadvisor rispetti la “parity” con il cugino più famoso, ad esempio, Airbnb). L’annuncio, si promette, verrà mostrato a un potenziale di 340 milioni di utenti in tutto il mondo: 100 mila proprietari di case sono già entrati a far parte del gruppo di offerte, per un totale di 160 paesi disponibili è più di 215.000 annunci.

Questi i numeri che vengono pubblicizzati, questa l’opportunità. Al padrone di casa la facoltà di decidere in tutta autonomia “a quanto vendere”, per poi condividere il proprio ricavo, in percentuale, con la piattaforma che ha ospitato l’annuncio. Un’opportunità mica male, per chi magari ha una casa delle vacanze o una di città  “sfitta” per determinati periodi e vuole “arrotondare” le proprie entrate.

E’ proprio in questo modo che le piattaforme di “turismo collaborativo” (come lo chiamano ormai, il fenomeno), che pochi anni fa operavano ad appannaggio quasi esclusivo di viaggiatori leisure modello “zaino in spalla” e studenti che cercavano camere in affitto durante i semestri scolastici, hanno fatto il boom, e ormai non hanno più nulla da invidiare ai più classici siti di booking online come Expedia e Booking.

Anzi, hanno cominciato a erodere quote di mercato, diventando delle vere e proprie minacce soprattutto sulle vendite online, sia per le grandi OTA che, a maggior ragione, per le piccole realtà alberghiere che non hanno i mezzi, soprattutto di marketing, per contrastare la sovraesposizione mediatica di questa “moda” dell’affittacamere online.

Gravati inoltre da percentuali di commissione (da versare alle OTA per ogni prenotazione) o tasse sui servizi (che invece i privati cittadini che affittano le proprie case per brevi periodi non sembrano essere tenuti a versare), gli hotel guardano già con diffidenza, quando non con astio, a queste nuove realtà.

Ma non farebbero prima, ci chiediamo noi, a “imparare qualcosa”?

Qualcosa di marketing magari, a proposito del metodo “smart” con cui si vendono gli appartamenti, e dell’appeal che si da agli annunci (belle foto, look e descrizioni semplici, accattivanti, essenziali ma efficaci), della facilità con cui vengono indicizzati e posizionati sui motori di ricerca, e poi “sponsorizzati” sui social? Nessun canale, neppure quelli nuovi e improbabili, viene lasciato indietro o trascurato.

Oppure qualcosa in tema di customer satisfaction: su come si viene incontro alle esigenze dei clienti. Tutte le esigenze, anche quelle più strampalate (che poi si chiamano “mercati di nicchia”) e tutti i clienti, anche quelli più esigenti.

O ancora qualcosa in tema di revenue management e pricing magari: fermi restando i “paletti” che si chiamano “commissioni” e “tasse”, siamo davvero sicuri che, su particolari mercati, fasce orarie, periodi, canali (etc. etc.) non riusciamo a trovare nemmeno uno spiraglio per fare un po’ di sana concorrenza a chi ce ne fa di “sleale”?

Il mercato potenziale esiste, come dimostrano i nuovi investitori che, ancora, stanno cercando di entrarci, e quindi perché chi ha in primis il “materiale di vendita” (ovvero le camere) non dovrebbe “provarci” a sua volta?

Sperando che l’ultima parola stia a voi, cari albergatori

 

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